Come è possibile che le ciliegie arrivino a costare 140 euro l’una? Nuovo record in Giappone

Pagare 140 euro per una sola ciliegia può sembrare assurdo. Eppure, nelle prime aste dell’anno in Giappone, è successo davvero. Non si tratta di una provocazione commerciale né di un capriccio isolato: dietro quel prezzo c’è un sistema che combina tecniche agricole estreme, quantità limitate e un forte valore simbolico attribuito al prodotto. È questo intreccio a spiegare come sia possibile arrivare a cifre che, altrove, sembrerebbero impensabili.
Le ciliegie che in queste ore stanno facendo notizia appartengono alla varietà Sato Nishiki, coltivata soprattutto nella prefettura di Yamagata. Sono apprezzate per l’equilibrio tra dolcezza e acidità e per il colore rosso rubino, caratteristiche che le rendono uno dei prodotti agricoli più riconoscibili del Paese. Solo una piccola parte del raccolto, tuttavia, soddisfa gli standard richiesti: frutti perfettamente uniformi per dimensione e colore, con un grado zuccherino elevato e misurato, privi di difetti visibili. Quelle che arrivano all’asta non rappresentano “la produzione”, ma la fascia più selezionata di una filiera già di nicchia.
Un ruolo decisivo lo gioca la coltivazione fuori stagione. Le ciliegie maturano normalmente tra primavera ed estate, ma quelle vendute nelle aste di gennaio sono ottenute con processi di produzione “ultra-forzata”: gli alberi vengono raffreddati artificialmente per simulare l’inverno e poi trasferiti in serre riscaldate, dove luce, temperatura e umidità sono controllate in modo continuo. È un metodo costoso, energivoro e ad alto rischio: basta una variazione climatica o un problema tecnico per compromettere mesi di lavoro.
A rendere questi frutti ancora più costosi è il fatto che vengono presentati in un momento simbolico, quello delle prime aste dell’anno, che nei mercati giapponesi hanno un forte valore inaugurale. È in questo contesto che, secondo quanto riportato dai media locali, una cassetta da 68 ciliegie Sato Nishiki è stata battuta alla cifra record di 1,8 milioni di yen (circa 9.850 euro) in un’asta a Tokyo, mentre un’altra cassetta, venduta nella città di Tendo, ha raggiunto un prezzo simile.
Ciliegie da 140 euro l’una: cosa c’è dietro il prezzo record
La cifra record raggiunta dalle ciliegie Sato Nishiki in Giappone non riflette i prezzi medi al dettaglio né quelli del mercato all’ingrosso del Paese. Le aste di gennaio servono soprattutto a misurare il prestigio delle eccellenze agricole, offrendo a produttori e cooperative l’occasione di presentare i lotti più rappresentativi della loro produzione, più che a fissare valori di riferimento per il consumo quotidiano.
Il prezzo finale incorpora quindi anche il significato attribuito all’evento e al contesto in cui avviene la vendita. “Quest’anno la gestione è stata dura a causa del meteo instabile e vogliamo lavorare sodo per fornire prodotti che rendano felici i clienti” ha spiegato Kenichi Mannen, vicedirettore vendite di JA Tendo Foods, la cooperativa agricola che si è aggiudicata la gara d’appalto più importante a Tendo.
Il record non segnala un cambiamento nei consumi, ma il funzionamento di un sistema che attribuisce valore a qualità estrema, rarità e rappresentatività, concentrato su pochi lotti selezionati e su un momento altamente simbolico del calendario agricolo giapponese.