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Cambiamenti climatici

Caldo estremo e siccità fanno strage di scimmie urlatrici: “Cadono dagli alberi come mele”

A causa del caldo record che ha investito il Messico stanno morendo decine di scimmie urlatrici minacciate di estinzione. Molti esemplari cadono esanimi dagli alberi per colpi di calore e disidratazione. È corsa contro il tempo per salvare i primati.
A cura di Andrea Centini
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L'ondata di caldo estremo che ha colpito il Messico sta provocando una drammatica moria di scimmie urlatrici. Questi meravigliosi primati diffusi in America centrale e meridionale stanno soccombendo per i colpi di calore, in combinazione con la disidratazione (è in corso una siccità estesa) e la fame, perché non si trovano più frutti sugli alberi. Ne stanno morendo a decine e i soccorritori stanno facendo il possibile per salvare la vita agli esemplari superstiti, distribuendo nei punti strategici delle foreste secchi pieni d'acqua e cibo. Le lagune dove solitamente si abbeverano le scimmie sono prosciugate, la frutta è marcia e le foglie sono secche; è una situazione drammatica che rischia di far precipitare il già precario stato di conservazione di questi animali.

Sono coinvolti nella moria di massa anche rettili e uccelli, per questo si stanno organizzando task force di specialisti per assistere la fauna selvatica e studiare il complessivo impatto catastrofico dell'anomala ondata di calore. Secondo gli esperti è l'ennesima, chiara conseguenza del cambiamento climatico catalizzato dalle emissioni di CO2 (anidride carbonica) e altri gas climalteranti prodotti dalle attività umane.

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L'emergenza in Messico è iniziata attorno al 5 maggio, quando la colonnina di mercurio è salita a livelli preoccupanti in diverse regioni. In pochi giorni una decina di città hanno raggiunto il proprio record storico di temperatura massima per il periodo di riferimento. Drammatico il record a Ciudad Victoria, la capitale dello Stato di Tamaulipas nel Messico nordorientale dove vivono oltre 300.000 persone. Qui la temperatura ha raggiunto i 47 °C, ma in diverse altre città è stata superata la soglia dei 45 °C. A rendere la situazione particolarmente pesante la grave crisi idrica, che in alcuni casi è sfociata in blackout elettrici a causa della ridotta portata dei fiumi, non più in grado di alimentare le centrali idroelettriche. In diverse regioni sono stati organizzati camion cisterna per distribuire acqua agli abitanti, mentre nei supermercati sono iniziati i razionamenti del ghiaccio, limitando la possibilità di acquisto a 2 / 3 confezioni per cliente.

Ma se le persone possono proteggersi con aria condizionata, luoghi riparati e distribuzione d'acqua e viveri di emergenza, la fauna selvatica è costretta a sopportare le temperature estreme e la siccità, spesso soccombendo in modo atroce. I dati provenienti dallo Stato di Tabasco sono inquietanti, con oltre 80 esemplari di scimmia urlatrice trovati morti. A volte vengono rinvenuti interi gruppi famigliari, con gli adulti accasciati vicino ai piccoli. L'aspetto più terribile è che a causa dei colpi di calore molti cadono inermi dagli alberi, provocandosi ferite orrende o rimanendo uccisi sul colpo dopo un volo di metri. “Stavano cadendo dagli alberi come mele. Erano in uno stato di grave disidratazione e sono morte nel giro di pochi minuti”, ha dichiarato al Guardian il dottor Gilberto Pozo, un biologo specializzato in fauna selvatica che ha trovato decine di animali morti o in agonia.

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La specie di scimmia urlatrice colpita dalla moria è l'aluatta dal mantello (Alouatta palliata), un primate di colore nero che raggiunge i 70 centimetri di lunghezza per circa 10 kg di peso massimo. Questa scimmia è minacciata di estinzione ed è classificata come vulnerabile (codice VU) nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN). Una sottospecie presente in Messico – non è chiaro se quella interessata dalla moria – è invece classificata con codice EN, dunque in pericolo di estinzione e maggiormente a rischio.

I numeri degli esemplari morti non sono definiti e potrebbero essere dozzine in diversi comuni dello Stato di Tabasco. Le conseguenze dell'ondata di caldo estremo sulla conservazione della specie potrebbero essere drammatiche; non a caso anche il presidente messicano ha sottolineato che verranno prese tutte le misure necessarie per proteggere i primati. Diversi esemplari in difficoltà sono stati trasferiti in ambulatori veterinari e verranno reimmessi in natura quando le condizioni saranno idonee, nel frattempo si sta facendo tutto il necessario per proteggere quelli rimasti nelle foreste.

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