Antartide, iceberg di 500 metri alla deriva con 7 container e 9.500 litri di diesel: il rapporto dell’AWI

Un iceberg di circa 500 metri si è staccato dalla piattaforma glaciale Ekström, in Antartide, dopo una violenta tempesta, trascinando alla deriva sette container della stazione tedesca Neumayer III. Uno dei container conteneva 9.500 litri di diesel artico. A ricostruire quanto accaduto è un rapporto dell’Alfred Wegener Institute (AWI), l’istituto di ricerca tedesco che gestisce la stazione, dopo giorni di monitoraggio e tentativi di recupero nel Mare di Weddell. I sette container erano stati posizionati a poche centinaia di metri dal bordo della piattaforma glaciale, in vista dell’arrivo di una nave cargo previsto per il 18 gennaio 2026. Quattro trasportavano materiali e rifiuti destinati al rientro, mentre gli altri includevano una cisterna con diesel artico, un container generatore e una struttura riscaldata usata come riparo dal personale.
In quei giorni, spiega il rapporto dell’AWI, non c’erano segni di crepe o fessure nel ghiaccio, ma nella settimana tra il 13 e il 20 gennaio, una tempesta con raffiche di vento a 130 km/h si è abbattuta sulla regione. Quando la situazione si è finalmente normalizzata, il 21 gennaio, il personale ha effettuato un’ispezione dell’area, scoprendo che “un iceberg di circa 500 metri per 300 metri si era staccato ed era andato alla deriva nel Mare di Weddel con i container sopra” si legge nel rapporto.

L’iceberg con i container alla deriva avvistato dalla rompighiaccio Polarstern
Inizialmente, i funzionari tedeschi responsabili delle operazioni in Antartide avevano valutato l’ipotesi di utilizzare un aereo da ricerca per localizzare l’iceberg e i container perduti. Il giorno seguente, però, l'equipaggio della rompighiaccio tedesca RV Polarstern, gestita sempre dall’AWI, ha avvistato l’iceberg nell’area di Capo Norvegia, nel Mare di Weddell orientale. “La nave – precisa il rapporto – ha interrotto immediatamente le attività scientifiche e si è diretta verso l’iceberg” che nel frattempo aveva percorso circa 140 km verso sud-est rispetto porto di Neumayer.

Una volta raggiunta l’area, i glaciologi dell’Istituto hanno valutato la stabilità dell’iceberg per capire se fosse possibile organizzare un’operazione di recupero. Secondo il rapporto, l’iceberg aveva spessore complessivo di 81 metri, di cui appena 15 emersi: alcune aree erano tuttavia sufficientemente stabili da consentire a una squadra di esplorazione di sbarcare sull’iceberg. Le operazioni di recupero sono state effettuate con gli elicotteri di bordo della Polarstern, che hanno permesso di mettere in salvo quasi una tonnellata di materiali, inclusi tre fusti contenenti circa 580 litri di diesel artico, oltre a bombole di gas e batterie. Oltre a questo, però, non è stato possibile recuperare altro materiale.
“Con l'aumentare del rischio di rottura dell'iceberg, è diventato impossibile mettere in sicurezza ulteriore carico senza mettere a repentaglio vite umane” aggiunge il rapporto. “Pertanto, i tentativi di recupero sono stati interrotti [il 25 gennaio] e il materiale rimanente è rimasto sull’iceberg”.

Il possibile sversamento di diesel artico nel Mare di Weddell
L’iceberg è stato monitorato anche tramite i satelliti Landsat-9, Sentinel-2B e Sentinel-1A e l’ultimo avvistamento confermato risale al 22 febbraio. Secondo la ricostruzione dell’AWI, l’iceberg potrebbe essersi disgregato poco dopo, con i container finiti in mare e poi affondati.

Nel rapporto si legge che i quattro container contenenti materiali e rifiuti della stazione avrebbero un “impatto diretto minimo sull’ecosistema”, mentre molto più delicata sarebbe la situazione del container con il diesel artico. Secondo i ricercatori tedeschi, “la cisterna potrebbe essersi danneggiata durante la caduta in mare oppure essere implosa durante la discesa verso il fondale”.
“In entrambi i casi, il gasolio sarà fuoriuscito” afferma il rapporto, che sottolinea anche come il diesel artico sia più leggero e volatile rispetto ai combustibili pesanti, con una possibile evaporazione più rapida. Allo stesso tempo, però, le basse temperature dell’Antartide rallentano la degradazione batterica nell’acqua e nel ghiaccio marino, aumentando il rischio che il carburante rimanga nell’ecosistema per un periodo prolungato.
“L’impatto effettivo sull’ecosistema dipende in larga misura dalle condizioni locali e pertanto non può essere quantificato con precisione” conclude il documento.
Dopo l’incidente, i responsabili tedeschi delle attività in Antartide hanno annunciato nuove misure di sicurezza per ridurre il rischio di episodi simili. In futuro, i container verranno stoccati ad almeno 5 chilometri dal bordo della piattaforma glaciale, mentre l’AWI condurrà ulteriori indagini glaciologiche sullo spessore e sulla consistenza del ghiaccio nell’area delle operazioni logistiche della stazione.
Il rapporto è stato presentato durante la riunione consultiva annuale del Trattato Antartico, conclusa nei giorni scorsi a Hiroshima, in Giappone.