Ilva: arrestati cinque dirigenti, struttura ombra per conto dei Riva

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Secondo la procura i cinque dirigenti avevano creato un governo ombra non ufficiale che gestiva l’impianto di Taranto rispondendo direttamente ai Riva.

Cinque dirigenti dello stabilimento Ilva di Taranto sono stati arrestati questa mattina dalla Guardia di Finanza con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la pubblica incolumità in relazione a reati ambientali. Le cinque misure di custodia cautelare, quattro in carcere una ai domiciliari, fanno parte degli sviluppi dell'inchiesta partita a luglio dello scorso anno. Gli ordini di arresto firmati dal gip del Tribunale di Taranto Patrizia Todisco sono stati richiesti dalla procura di Taranto che accusa i cinque dirigenti di aver creato un vero e proprio governo ombra nell'azienda facente capo ai proprietari del complesso siderurgico. Secondo la Procura pugliese infatti i cinque anche se non erano formalmente nell'organico dell'Ilva comunque controllavano tutto quello che accadeva nello stabilimento di Taranto, compresi appalti e relazioni sindacali, direttamente ai Riva.

I Riva controllavano l'azienda attraverso i fiduciari – Secondo la procura attraverso i cinque dirigenti la famiglia Riva esercitava un controllo più che stretto su cosa accadeva a Taranto. Tra gli arrestati figurano l'ingegner Lanfranco Legnani, che per la Procura di Taranto e la Finanza ha svolto l'incarico di direttore "ombra" ed è l'unico che ha beneficiato dei domiciliari per motivi di età. Arrestati inoltre Alfredo Ceriani, responsabile di tutta l'area a caldo del siderurgico; Giovanni Rebaioli, gestore dell'area Parchi materie prime e impianti marittimi dell'Ilva; Agostino Pastorino, responsabile dell'area ghisa e di tutti gli investimenti nell'Ilva; Enrico Bessone, responsabile dell'area manutenzione meccanica delle acciaierie.

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