“Salgo quassù ogni giorno, per una preghiera. La nostra vita è un inferno. Il giorno provi a lavorare ma la notte… La notte non passa mai. Mia moglie è imbottita di medicine, io non riesco a dormire”. La vita di Nicola Colangeli, 69 anni, autista in pensione, oggi tabaccaio a Farindola, è cambiata per sempre il 18 gennaio di quest’anno. La valanga che ha travolto l’hotel Rigopiano le ha tolto una figlia, Marinella, di appena 30 anni, ce fatto altre 28 vittime. Quotidiano.net è andato ad incontrarlo proprio nella zona delle macerie del resort, dove la ragazza dirigeva la Spa. “Là sotto ci sono le valigie di nostra figlia – spiega Nicola – aspettiamo di riaverle, come tutti. Marinella quel pomeriggio stava parlando al telefono con la sorella che abita a Penne. Era crollato un supermercato, chiedeva se c’erano stati morti. L’altra mia figlia, Antonella, ha fatto solo in tempo a rispondere di no, su questo la linea s’è interrotta. Erano le 16.49: in quel momento è finito tutto”.

Nicola punta il dito contro le istituzioni: “Mi hanno deluso tanto. Si dovevano pulire solo nove chilometri di strada, nove chilometri capito? Nel 2017 non si può morire come topi. Non si possono lasciare quaranta persone così, con ’sti mezzi che stanno per il mondo, dopo la disgrazia sono arrivati persino dalla Svizzera… Tutti sapevano che tempo faceva e quanta neve sarebbe caduta. Ci voleva la turbina, le strade di montagna qui si sono sempre pulite così. Io più che al prefetto vorrei chiedere perché alla Provincia e alla Regione. Avevano garantito la massima sicurezza. Invece dal 17 si è bloccato tutto ed ora eccoci qua. Devono pagare, dal primo all’ultimo”, esclama. Difficilmente il cantiere allestito per sgomberare ciò che resta di Rigopiano sarà smantellato prima della primavera. Tra poco scatterà l’allerta valanghe, e i lavori dovranno per forza di casa ricominciare quando sarà bel tempo. Nicola ammette di essere stato sempre un po’ in apprensione per il lavoro della figlia: “Quante volte io e mia moglie abbiamo detto a Marinella, dai, vieni a lavorare con noi, in tabaccheria. Ma lei non voleva. Amava così tanto il suo lavoro, lei…”