Principe ereditario Mohammed bin Salman
in foto: Principe Mohammed bin Salman

In Arabia Saudita i diritti delle donne non sono rispettati. Da qualche mese possono guidare, ma nella vita pratica continuano ad essere considerate inferiori al marito, al fratello, al papà. L'Italia del calcio ha deciso però di giocare in Arabia Saudita la finale della supercoppa italiana Juventus-Milan, perché i soldi puzzano ma qualcuno ha problemi di olfatto.
Così, da questa mattina, una donna che volesse acquistare un biglietto "singles" o "gold" non potrà farlo. Al massimo, se vorrà accompagnare il marito, o il fratello, potrà andare nei posti "family".

Pasolini raccontava il calcio come un linguaggio, un sistema di segni complesso con le caratteristiche di una lingua, e che come ogni lingua possiede i suoi poeti e i suoi prosatori. Il fonema, l'unità minima della lingua parlata-scritta, sarebbe rintracciabile nell'uomo che usa i piedi per calciare un pallone.

Chi conosce il calcio ha presente i suoi momenti strumentali alla costruzione di un'azione, rigidi come un soggetto più verbo, ma anche il suo momento espressivo, incontrollabile come una lingua nel momento dell'espressione.

Noi tifosi di calcio e di vita, noi sugli spalti, saremmo i decifratori, perché possediamo un codice comune per capire il linguaggio del calcio. Questo pensava Pasolini.

Oggi il calcio ha la possibilità di dire qualcosa che non sia convenzionale. Ha la possibilità di esprimersi dicendo: "Noi non ci stiamo".

Il mondo del calcio, e della politica, oggi avrebbe la possibilità di dire qualcosa di concreto, di formulare un pensiero attraverso il linguaggio che le caratterizza.

Una cosa sobria, del tipo: "Caro principe ereditario Mohammed bin Salman, qualche mese fa hai consentito alle donne di guidare, ma se non possono guidare fino a uno stadio, e comprare un biglietto per il posto che desiderano, ma solo per il posto che tu desideri per loro, come dicono a livorno: puppa. Noi torniamo a giocare in Italia".