Luca Traini e Anders Breivik
in foto: Luca Traini e Anders Breivik

Il risentimento del maschio bianco cresce: si sente defraudato del futuro dalla crisi economica, umiliato dai cambiamenti di costume che non lo mettono più in cima a un sistema familiare e patriarcale. È a caccia di nemici: le donne, gli omosessuali, i ‘negri' che gli rubano il lavoro, i musulmani che rappresentano un universo semantico e valoriale percepito come nemico. L'odio cresce, rimbalza tra le chiacchiere da bar e i gruppi su internet. Al posto dei forum dove crescevano i terroristi di ieri, oggi ci sono i gruppi sui social network ma non cambia poi molto. Intanto la politica finge di non vedere il pericolo che arriva dal terrorismo interno di matrice suprematista in tutti i paesi occidentali. Poi, di fronte all'ennesima strage, nessuno si chiede perché non si è agito prima. Succederà anche oggi, dopo che un commando di suprematisti ha assassinato 49 persone assaltando a colpi di armi automatiche due moschee in Nuova Zelanda.

Un fenomeno che fino a qualche tempo fa si considerava confinato agli Stati Uniti ma che è andato allargandosi a macchia d'olio arrivando anche qua da noi, in Europa e in Italia. L'esempio più drammatico è quello di Anders Breivik, che il 22 luglio del 2011 ha massacrato 77 persone con un'autobomba piazzata nel centro di Oslo e massacrando con armi automatiche i giovani del partito laburista in campeggio sull'isola di Utoya. Breivik ha redatto prima di entrare in azione un lungo memoriale, oltre 1500 pagine, intitolato "2083 – Una dichiarazione europea d'indipendenza". Si tratta di un compendio di tutte le idee estremiste, complottiste e razziste che viaggiano nei circuiti più estremisti ma anche in tanti partiti che prendono consensi in doppia cifra in tutta Europa. Qui da noi Luca Traini, 28 anni già candidato con la Lega, una runa tatuata sul volto e frequentazioni negli ambienti neofascisti, prende una pistola e comincia a sparare contro tutti gli immigrati che incrocia per strada dalla sua auto a Macerata. Ne ferirà sei, ma l'intenzione era senza dubbio quello di uccidere. Prima di farsi arrestare Traini si ferma davanti al monumento ai caduti, si avvolge in un tricolore e fa il saluto romano. Nessun dubbio sulla matrice ideologica, ma a un mese dalle elezioni le reazioni sono fin troppi timide: il dibattito pubblico è monopolizzato dal tema immigrazione e da più parti la gravità di quanto accaduto viene ridimensionata. Traini dice di aver agito per "vendicare" Pamela Mastropietro, 18enne romana fatta a pezzi e ritrovata in diverse valigie alla periferia di Macerata, e della cui morte viene accusato un cittadino nigeriano. Tanto basta per discettare dei "se" e dei "ma".

Sui caricatori utilizzati dagli attentatori per l'assalto alle moschee di Christchurc ci sono i nomi di Breivik e di Traini tra gli altri terroristi neri e crociati di diversi epoche. Altro che lupi solitari: viene disegnato con quelle macabre scritte una lunga scia di sangue e terrore. Sì perché l'altra tendenza utilizzata per ridimensionare il fenomeno è quello di parlare di ‘lupi solitari', di soggetti radicalizzatisi quasi per caso e che agiscono in totale autonomia. Un altro errore che può costare nuovi morti e nuovi attentati: gli attentatori agiscono rivolgendosi sempre a un'audience a un pubblico che credono ricettivo alle loro idee, hanno sempre contatti con gruppi più o meno radicali. Le loro idee, le loro parole d'ordine, non sono estranee alle destre sovraniste in crescita in tutto il globo. I suprematisti sono convinti di avere un chance con i vari Trump, Salvini e Bolsonaro al potere, di poter tornare indietro, di ristabilire uno status quo perduto o una nuova epoca d'oro per l'uomo bianco.