Annamaria Franzoni è libera. La donna, condannata nel 2008 a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele di tre anni, a Cogne in Val d’Aosta il 30 gennaio 2002. La sua pena è espiata dopo 11 anni, con mesi di anticipo rispetto alle previsioni. Da un lato sono contenta, dall'altro vorrei trovare la maniera di far capire alla gente che non sono stata io", è la reazione della donna – secondo quanto riporta l'Ansa – affidata alle persone che le sono vicine. Negli ultimi quattro e anni mezzo (dal giugno 2014), la Franzoni è stata agli arresti domiciliari nella sua casa di Santa Cristina di Ripoli, sull’appenino bolognese. In precedenza aveva trascorso 6 anni in cella, alla Dozza di Bologna.

Durante questo periodo, dall'ottobre 2013, aveva iniziato la sua collaborazione con la cooperativa sociale ‘Siamo qua', arriva nella vicina parrocchia della Dozza, guidata da don Giovanni Nicolini. "Quando c'è un rapporto forte e affettuoso con la famiglia di origine,la persona si reinserisce. È questo che fa la differenza – è il commento di don Nicolini, che racconta di non vederla da un po' di tempo – posso dire che siamo buoni amici, a distanza. Lei ha una vita di famiglia" e non va più a lavorare nel laboratorio di sartoria perché "adesso ha ricostruito interamente la sua vita". La Franzoni  in carcere aiutava le compagne a confezionare borse, uscendo dalla cella tutte le mattine e ritornandovi nel primo pomeriggio.

Per don Nicolini molti detenuti "perdono il contatto con la famiglia e l'ambiente di origine". Ma questo non è il caso di Franzoni: "Conoscere lei – spiega – significa conoscere la sua famiglia e entrare in contatto con la sua storia. Non l'ho mai sentita come una persona isolata". Per Nicolini la vicenda insegna che "anche aspetti drammatici dell'esistenza possono essere affrontati con umanità, laicamente evangelica" e che "le persone hanno una possibilità enorme di recupero".