Lo scorso 12 aprile il Tribunale del lavoro di Torino ha respinto il ricorso, primo del genere in Italia, dei sei rider di Foodora che avevano intentato una causa civile contro l'azienda tedesca specializzata in food delivery, contestando l'improvvisa interruzione del rapporto di lavoro dopo le proteste del 2016 per ottenere un giusto trattamento sia normativo che retributivo (all'epoca guadagnavano 5,60 euro all'ora, lordi). I giudici hanno ritenuto che i rider sono collaboratori autonomi non vincolati da un rapporto di lavoro subordinato con la società e che di conseguenza il ricorso non ha ragione di sussistere. "Siamo soddisfatti – ha commentato a caldo Giovanni Realmonte, legale di Foodora  – ora aspettiamo di leggere le motivazioni del giudice".

I difensori dei fattorini avevano chiesto un risarcimento di 20 mila euro per ciascuno dei sei rider allontanati, oltre a un risarcimento di 100 euro (per ogni giornata lavorativa) per la presunta violazione delle norme antinfortunistiche. Secondo i giudici non vi è tuttavia nessun rapporto di subordinazione tra i riders e Foodora.

Giulia Druetta, avvocata dei sei fattorini insieme al collega Sergio Bonetto, ha commentato la sentenza: "Non è stata fatta giustizia, ci appelleremo a questa sentenza. Questi contratti tolgono dignità ai lavoratori. E' come se tutte le battaglie combattute negli ultimi ottant'anni non contassero più nulla".

Gli sms tra rider e Foodora

Fanpage.it ha potuto acquisire molti dei messaggi che i sei fattorini si sono scambiati con dirigenti della società tedesca. Si tratta di sms che sono stati letti in tribunale per dimostrare la presenza di una subordinazione tra i lavoratori e l'azienda. In uno, ad esempio, un fattorino chiede di poter interrompere un po' prima le consegne di pasti a domicilio – che, lo ricordiamo, vengono effettuate in bicicletta indossando uno zaino contenente i piatti ordinati dai clienti tramite una App: “Ragazzi scusate finirei alle 10 ma chiedo di finire mezz'ora prima, cioè adesso. Ho troppo male alle gambe, ho fatto 4 ore e mezza, non ne ho più. Non assegnate altri ordini per favore”. A rispondere è Matteo C., all’epoca (aprile 2016) “Head of Operation” di Foodora: “Mi spiace ma abbiamo bisogno di tutti i nostri driver per tutto il turno”.

F.G, Operation Manager di Foodora Italia, ad esempio il 21 aprile del 2016 scriveva ai "collaboratori": "Ragazzi la Germania ci ha mandato un file con il controllo effettivo tra i vostri turni di Aprile segnati su shyftplan e a che ora effettivamente vi siete connessi all'applicazione di Hurrier. Per fortuna i ritardi sono pochi quindi verranno modificati soltanto i ritardi più significativi. D'ora in poi sarà  tutto sincronizzato quindi cercate sempre di connettervi all'ora esatta in cui avete il turno". Secondo i legali dei fattorini il controllo era così pervasivo che i dirigenti dell'azienda  richiamavano i rider che non erano abbastanza veloci. M.F nel maggio 2016 scriveva: "Marco (nome di fantasia) poi quando pedali molla il freno".

Alcuni dei sei fattorini che hanno fatto causa a Foodora insieme ai loro avvocati.
in foto: Alcuni dei sei fattorini che hanno fatto causa a Foodora insieme ai loro avvocati.

Manager di Foodora ai fattorini: "Se mi gira il cazzo sono il peggiore"

E potrebbe apparire curioso come possano essere stati definiti “lavoratori autonomi” i sei fattorini di Foodora. Gli sms che i riders nella causa civile contro il colosso tedesco hanno prodotto come prova per dimostrare la subordinazione. M.F., City Manager di Foodora a Torino, nel giugno del 2016 scriveva ai lavoratori: “Se io dico che dovete passare prima del turno a prendere le birre mi aspetto che voi veniate prima del turno a prendere le birre. Non è opzionale è obbligatorio. E soprattutto molti di voi non si sono neanche degnati di scrivermi in privato con motivazioni plausibili. (…) Visto che con le buone maniere e l’educazione non ottengo raggiugere il mio risultato sarò breve: chi non passa domani e nei prossimi giorni prima del turno a prendere le birre, vada pure in vacanza. (…) Spero di non dover tornare sull’argomento. Non voglio fare il pezzo di merda. Non lo sono. Ma se mi gira il cazzo vi assicuro che sono il peggiore di tutti. (…) Ci pagano. Dobbiamo distribuirne 1800. (..) prima del turno è obbligatorio prendere le birre”.

E sempre il nome di M.F. è stato citato da un testimone – un ex fattorino – durante il processo: “Nell’agosto 2016 venni convocato da M.F. per parlare delle mie prestazioni e in quell’occasione mi mostrò una classifica dove lui per ‘gioco' aveva scritto il mio nome insieme a quello delle colleghe femmine dicendomi che ero più lento delle femminucce. Nello specifico mi fece vedere il dettaglio delle velocità, delle consegne all’ora e mi disse che se non rispettavo le due consegne all’ora previste sulla base dei loro calcoli, ci sarebbe stata la possibilità di non rinnovarmi il contratto”.

Foodora, l'azienda e i "sindacalisti"

A capo di Foodora Italia vi è G.C., e dagli sms che Fanpage ha potuto leggere era lui a decretare la parola fine alle “collaborazioni” con alcuni riders, cioè fattorini, che avevano protestato e tentare di organizzarsi per rivendicare maggiori diritti. Nel farlo, decisero di eleggere dei rappresentanti che facessero da “sindacalisti” nel rapporto con l’azienda. Uno dei fattorini, tuttavia, nell’aprile del 2016 scriveva: “Scusate ma nessuno ha interpellato nessuno per eleggere dei rappresentanti nostri. Non voglio fare il rompi palle ma se mi devo far rappresentare da qualcuno vorrei almeno sapere chi, e poi chi l’ha deciso?”. E’ lo stesso G.C. a rispondere: “Dovrebbero essere G. e R. ma non abbiamo ancora definito completamente. Comunque mi permetto di poterli scegliere io essendo responsabile di Foodora Italia. Tra l’altro sono due tra i veterani della flotta. Vi ricordo che questa è un'azienda”. L'avvocato Druetta precisa: "Anche i due rappresentanti dei fattorini si sarebbero ribellati di lì a breve, anche loro sarebbero stati estromessi da Foodora".

I sei fattorini e i loro legali hanno già fatto sapere che ricorreranno alla sentenza del Tribunale del Lavoro di Torino.

Il commento della sentenza da parte di Foodora

L'8 maggio 2018, a seguito della pubblicazione delle motivazioni della sentenza, Foodora ha commentato: "Nel corso dei mesi la nostra controparte ha cercato di spostare altrove la sede della discussione da quella sua propria, che è stata il giudizio avanti al Tribunale del lavoro, veicolando informazioni non corrette. Basti pensare al fatto che si è continuato a insistere con la tesi dell’allontanamento o addirittura del licenziamento ritorsivo quando a tutti i ricorrenti era stata proposta, prima della scadenza contrattuale, la sottoscrizione di un nuovo contratto di collaborazione. Sono i ricorrenti che hanno deciso liberamente di non proseguire la collaborazione e ciò è emerso nel corso del giudizio. Il Giudice del Lavoro di Torino, come si legge nella sentenza pubblicata il 7.5.18, sulla base degli atti e dei documenti depositati dalle parti e di quanto riferito dai testimoni indicati da entrambe le parti, ha ritenuto che i riders non sono lavoratori subordinati in quanto: «Non avevano l’obbligo di effettuare la prestazione lavorativa». I «nuovi strumenti di comunicazione» quali «e-mail […] internet[…] apposite “app” dello smartphone» sono stati utilizzati per dimostrate esigenze di coordinamento. Sono risultati esclusi nei fatti il «costante monitoraggio della prestazione», l’obbligo di seguire percorsi predefiniti e di prolungare l’orario di lavoro. E’ stato escluso l’esercizio di qualsiasi potere disciplinare da parte dell’azienda nei confronti dei riders. E' Invece emerso che i rider potessero non presentarsi nonostante fosse stata confermato la loro presenza, utilizzando la funzione "swap" oppure senza avvisare (cd. no show), senza alcun tipo di sanzione.E’ stata esclusa la violazione delle norme antinfortunistiche. Con riguardo alla privacy ha ritenuto esauriente l’informativa sottoscritta dai riders al momento della stipulazione del contratto di collaborazione. A seguito della sentenza, Foodora intende ribadire che i rider sono parte fondamentale del suo successo. Per questo motivo, da sempre, rispetto alla prassi tipica del settore, Foodora ha scelto di stipulare con i rider contratti di collaborazione coordinata e continuativa che, a differenze di collaborazioni in ritenuta d’acconto o con partita IVA, prevedono importanti tutele come i contributi Inps e l’assicurazione Inail in caso di infortuni sul lavoro, oltre ad una polizza assicurativa in caso di danni contro terzi che la società tiene a suo carico".