Nuovo terreno di scontro tra Lega e M5S. Questa volta il tema è la flat tax, la tassa piatta, che era già parte del programma elettorale del Carroccio del 2018. Il sistema fiscale basato su un'aliquota fissa (e non secondo scaglioni progressivi) è stato già inserito nella manovra di quest'anno, con una tassazione al 15%, ma solo per le partite iva entro i 65mila euro. La Lega adesso la promette anche per le famiglie con reddito complessivo cumulato di 50mila euro: lo hanno chiamato ‘reddito familiare', e sarebbe introdotto dopo l'estate, nella manovra 2020. La Lega fa riferimento a uno studio di circa 15 giorni fa, che prevede per l'intera misura un costo di 12 miliardi, almeno per la fase iniziale.

Ieri il vicepremier Matteo Salvini lo ha anticipato ieri dalla Basilicata, dove si trovava in tour elettorale, per le regionali del prossimo 24 marzo: "Noi non abbiamo smesso di lavorare sulla flat tax giorno e notte. Con questa manovra economica siamo già riusciti ad avvantaggiare tantissimi artigiani, partite Iva, commercianti, piccoli imprenditori, liberi professionisti, chi fattura fino a 65 o 100 mila euro: nel 2019 vogliamo entrare anche nelle case delle famiglie dei lavoratori dipendenti italiani". 

Ma la proposta ha incontrato subito le resistenze degli alleati pentastellati: "Sulla Flat tax familiare troveremo una soluzione insieme alla Lega, come abbiamo sempre fatto. Sono molto fiducioso. Noi come M5S abbiamo lavorato a una riduzione degli scaglioni e della pressione fiscale attraverso il coefficiente familiare e in questo senso si individuerà un punto di incontro, ne sono certo. L'importante è non fare facili promesse alla Berlusconi, come rappresentanti dello Stato non dobbiamo mai dimenticarci di avere delle responsabilità nei confronti dei cittadini", ha detto il vicepremier Luigi Di Maio. Gli fa eco oggi anche Barbara Lezzi: "La flat tax costa 60 miliardi di euro e il nostro Paese non se li può permettere, dunque è una promessa che non si può mantenere", ha affermato la ministra per il Sud Barbara Lezzi ospite del programma '24 Mattino – Morgana e Merlino' su Radio 24. "Vogliamo rivedere le aliquote fiscali ma il principio costituzionale deve rimanere fermo – ha aggiunto – La progressività, a mio avviso, non può essere aggirata. Per la Lega non si tratta di 60 miliardi, per il Mef invece sì, e non credo che il Mef si sbagli". 

In effetti l'annuncio della Lega è stato smorzato anche da una simulazione del Mef, secondo cui la flat tax a due aliquote sul reddito familiare avrebbe un costo di 59,3 miliardi, e riguarderebbe 16,4 milioni di famiglie, che avrebbero un vantaggio medio familiare sarebbe di circa 3600 euro. Lo studio in questione è datato 8 febbraio 2019.

Nell'ipotesi di simulazione si fa riferimento ad una tassa piatta che prevede una deduzione di 3mila per ciascun componente del nucleo familiari con reddito fino a 35mila euro mentre per i redditi superiori ai 50mila euro all'anno, secondo la simulazione, non sarebbe prevista alcuna deduzione. Il testo fa riferimento ad una duplice aliquota: del 15% fino a 80mila euro di reddito e del 20% per i redditi eccedenti tale soglia. Se la simulazione fosse confermata, secondo via XX Settembre ci vorrebbe l'equivalente di tre manovre per finanziare l'intera misura.

Matteo Salvini ha replicato così al dicastero guidato dal ministro Giovanni Tria: "Sulla flat tax sono stati fatti numeri strampalati, 50-60 miliardi di euro, non siamo al Superenalotto. Per la prima fase bastano tra i 12 e i 15 miliardi di euro per un abbattimento fiscale a tante persone", ha detto a Rtl. Poi ha proseguito: "L'ultima cosa da fare è aumentare le tasse, anche se lo chiede l'Europa. Sulle clausole di salvaguardia una riflessione va fatta, noi non abbiamo nessuna intenzione di aumentare l'Iva. Stiamo facendo tutti i conti, siamo convinti che se abbassi le tasse, dal secondo anno lo Stato incassa di più lo Stato".