Avrebbe ripreso un’amica protagonista ad un festino a base di alcol e droga, quindi con lo stesso filmato l’avrebbe ricattata per pretendere rapporti sessuali. Lei però lo ha denunciato. Ed ora un artigiano 40enne della provincia di Pisa è sotto processo per tentata violenza sessuale. Come si legge sul Tirreno, la Procura, pm in aula Giancarlo Dominijanni, gli contesta quel tipo di reato – dopo un primo procedimento per tentata estorsione – nel momento in cui la Cassazione ha stabilito che le forme ricattatorie in quel contesto configurano il tentato stupro. Secondo le ricostruzioni, la presunta vittima ha molti meno anni dell’imputato.

 Non è insensibile al richiamo della droga. Che diventa così il passepartout per una frequentazione che si trasforma in confidenza. Un rapporto che cresce nel tempo alimentato dagli stupefacenti. Lui le procura qualche dose ogni tanto. Un giorno le propone di andare a una festa a Tirrenia. Solo che quando arrivano nel posto in cui avrebbero dovuto esserci musica e persone trovano un altro ambiente. È ancora la droga a fare da motore alla vicenda. La giovane viene convinta a fare sesso con due uomini stranieri. E l’imputato si improvvisa regista. Il telefonino usato come telecamera con quei minuti di incontro hard conservati nella memoria del cellulare.

E così proprio quel filmato diventa strumento di ricatto. Il 40enne, consapevole delle conseguenze della diffusione di quel video, le chiede di fare sesso. L’alternativa al rifiuto è appunto la minaccia di far girare tra WhatsApp e web quelle scene hard in cui è riconoscibile. Ma la giovane risponde con una denuncia. Il risultato è un rinvio a giudizio con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacente e tentata estorsione, il 40enne si è visto poi modificare il capo di imputazione. E proprio l'intenzione delll'uomo di scambiare quelle immagini hot con un rapporto sessuale fanno salire la gravità del reato. Che per la Suprema Corte è equiparabile ad un tentato stupro.