Tre giorni d'attesa davanti al Tribunale del Cairo, la sentenza che avrebbe sancito la scarcerazione di Patrick Zaky rimandata di giorno in giorno. Dopo una lunga attesa, il giudice ha riconfermato un fermo di altri 45 giorni per lo studente dell'università di Bologna. A darci la notizia è Marise, la sorella del giovane attivista egiziano. "Lo abbiamo saputo dopo quasi un'ora dalla decisione – racconta a Fanpage.it – ma nessuno ci ha comunicato il motivo dietro la sentenza. Non abbiamo ancora avuto modo di parlare all'avvocata che segue il caso di Patrick, ma nessuno ci ha comunicato niente. Non abbiamo avuto dettagli, siamo qui fuori ad aspettare da giorni e se non avessimo ricevuto queste scarne informazioni, probabilmente avremmo aspettato ancora".

L'avvocato che segue la vicenda di Patrick da quasi un anno si era dimostrata pessimista già nei giorni precedenti alla conferma del fermo. "Non sappiamo neppure perché sia ancora in carcere – spiega – e avevamo chiesto al giudice di accertarsi che le accuse a suo carico (del tutto infondate) fossero effettivamente a lui riferite". La motivazione che giustificherebbe un nuovo fermo sarebbe l'accertamento doveroso secondo il Cairo della natura dei dieci post che sarebbero costati a Patrick l'accusa di diffusione di fake news con scopi terroristici e sovversivi. La difesa aveva infatti contestato l'autenticità dei dieci stati di Facebook incriminati.

La famiglia di Patrick

Altra grande vittima di quest'ennesimo rinvio, la famiglia del giovane attivista egiziano. Attraverso i messaggi di sua sorella, Fanpage.it ha vissuto con lei ore di snervante attesa davanti ai cancelli di un tribunale. La linea difensiva era già scettica, così anche gli attivisti che aspettavano il rilascio di Patrick, certi che il Cairo non avrebbe mollato. A riporre invece grandi speranze nelle poche notizie trapelate dalle aule dei giudici, Marise e i genitori del giovane Zaky. "La nuova attenzione dal punto di vista internazionale che anche il video lanciato da Scarlett Johnasson aveva regalato alla vicenda di mio fratello, ci aveva fatto sperare in un lieto fine il prima possibile – confida a Fanpage.it Marise Zaky – e così come la forte pressione ha permesso grandi sovversioni nella situazione detentiva dei dirigenti dell'Ong di mio fratello, speravo che l'attenzione mondiale avrebbe scritto lo stesso finale per Patrick. Così non è stato". Secondo Marise, ogni ora nel carcere di Tora potrebbe essere l'ultima per il giovane attivista. Soffre di dolori alla schiena perché dorme da mesi sul pavimento, è esposto tutti i giorni al contagio da Covid-19 che per lui potrebbe essere letale e, soprattutto, sembra che sia malato. A Fanpage.it, Marise ha dichiarato con certezza che suo fratello non sta bene e che probabilmente neppure mangia a sufficienza.

"Non so cos'abbia, ma so per certo che ha detto al suo legale di essere malato – spiega -. Non si tratta solo dei dolori alla schiena dovuti alle condizioni in cui è costretto a dormire, ma sembra che sia malato e che addirittura abbia qualche ferita che fatica a rimarginarsi. Purtroppo non lo vediamo e non posso confermare quanto so, ma le voci sulla sua malattia sembrano più reali che mai. Siamo molto spaventati. Sembra che abbiano cercato di estorcergli informazioni con la tortura e che ora, visto il riflettore puntato sulle porte del carcere, abbiano trasformato le torture in piccoli atti per tormentarlo, come quello di costringerlo a dormire sul pavimento, soprattutto conoscendo le sue condizioni di salute. Spero che con questo prolungamento della sua detenzione, il mondo decida di ribellarsi su un fronte unito che non lasci scampo all'Egitto".