Mettere la parola fine alla pandemia di Covid-19 vaccinando tutto il mondo entro la fine del 2022. È l'impegno che il premier britannico Boris Johnson ha chiesto ai colleghi capi di Stato e di governo del G7 di condividere con lui a pochi giorni dal vertice che egli stesso ospiterà – sotto la presidenza di turno del Regno Unito – in Cornovaglia, nell'estremo sud-ovest dell'Inghilterra. "L'obiettivo – ha spiegato il primo ministro inglese – è assicurare che una terribile emergenza come quella sperimentata in questi mesi dall'umanità non si ripeta mai più". Ma quanto è fattibile? In verità, il vero obiettivo è vaccinare quanto basta per ottenere l'immunità di gregge, che si potrebbe avere vaccinando il 60% o il 70% della popolazione mondiale. Secondo quanto riporta il quotidiano The Guardian, citando una serie di esperti, è possibile arrivarci entro dicembre 2022, ma solo se le economie leader globali si muoveranno immediatamente per realizzarlo.

Il programma internazionale Covax sotto l'egida delle Nazioni Unite avrebbe dovuto essere la strada principale da percorrere per la vaccinazione dei paesi a basso reddito, è stato progettato come la loro ancora di salvezza. Nell'ambito di Covax sono stati firmati contratti con i produttori di vaccini anti Covid per acquistare 2 miliardi di dosi entro la fine di quest'anno. Ma non mancano i problemi. Il suo principale fornitore è il Serum Institute of India, che ora sta producendo vaccini in tempi record per fermare l'ondata di contagi e decessi a livello nazionale e sicuramente non sarà in grado di adempiere ai suoi contratti con Covax o con i singoli paesi prima della fine dell'anno.

La risposta è nelle donazioni. Su questo punto, afferma il Guardian, sono state fatte molte promesse. Il governo del Regno Unito, ad esempio, dopo aver acquistato oltre 500 milioni di dosi di otto vaccini diversi, ha affermato che avrebbe donato quelle in eccesso al programma Covax. Ma non dovrebbe aspettare dicembre, dovrebbe farlo subito, affermano gli esperti, perché oltre alla violenta ondata di Covid-19 che sta colpendo l'India e il Nepal, c'è preoccupazione anche per l'aumento di casi che si sta registrando in Africa, dove per altro manca un conteggio ufficiale accurato per carenza di test. Entro il prossimo autunno dovrebbero esserci più dosi in grado di raggiungere i paesi a basso reddito. Lunedì scorso 230 ex leader mondiali dei cinque continenti hanno scritto al G7, aggiungendo la loro voce all'appello affinché le economie più forti paghino i due terzi del conto per i vaccini, che è stimato intorno a 66 miliardi di dollari in due anni. Finora, il 75% dei vaccini Covid-19 nel mondo è stato distribuito in soli 10 paesi.

Romilly Greenhill, direttrice del Regno Unito dell'organizzazione no profit internazionale One, ha affermato che l'obiettivo di vaccinare il mondo potrebbe sembrare ambizioso, ma è assolutamente necessario. "Non porremo fine a questa pandemia finché non la finiremo ovunque, quindi in realtà dobbiamo mirare a una sorta di immunità di gregge globale – una copertura del 70% – entro la fine del prossimo anno. Altrimenti il ​​rischio è che finiremo con delle varianti più pericolose di quelle che già conosciamo. Non c'è altra opzione, e quindi abbiamo bisogno che il G7 si faccia davvero avanti e si impegni per il piano". Le ha fatto eco Liam Sollis, capo del comitato nazionale dell'Unicef ​​Regno Unito, secondo il quale la distribuzione equa dei vaccini è la prima priorità. "Poi la seconda parte riguarda l'aumento della produzione per garantire che abbiamo abbastanza scorte disponibili per soddisfare tutti questi obiettivi intorno alla vaccinazione del mondo", ha affermato.