Ucciso da raid USA leader di Al Qaeda: rivendicò l’attacco a Charlie Hebdo
L’ala yemenita di al-Qaeda, cioè il gruppo terroristico nella penisola arabica (Aqap), ha annunciato che l'alto funzionario dell'associazione, Nasser bin Ali al-Ansi, è stato ucciso in un raid condotto con droni degli Stati Uniti. La notizia, confermata anche dal Pentagono, era stata anticipata da SITE Intelligence Group e poi diffusa dalla Cnn, che ha precisato tuttavia come non vi sia conferma che l’uccisione sia stata provocata da un bombardamento di un drone Usa nello Yemen.
Ansi era comparso nel video dell'Aqap in cui era stato rivendicato l'attentato del 7 gennaio alla rivista satirica francese Charlie Hebdo e in un altro filmato in cui si parlava della morte dell’ostaggio americano Luke Somers, ucciso insieme a un altro ostaggio, l’insegnante sudafricano Pierre Korkie, durante un blitz dei Navy Seals della US Navy per liberarlo.. “Noi, al Qaeda nella Penisola Arabica, rivendichiamo la responsabilità per questa operazione come la vendetta per il messaggero di Allah”, aveva dichiarato al-Ansi, chiamando successivamente all’azione anche altri ‘lupi solitari’ in Canada, Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti.
Nasser bin Ali al-Ansi era nato in Yemen ed era stato volontario con i mujaheddin in Bosnia a metà degli anni Novanta e quindi al fianco di Osama bin Laden in Afghanistan – dove fu nominato “Emiro” dell’area di Kabul. Dopo i fatti dell’11 settembre fu inviato nelle Filippine per far sviluppare la rete jihadista; quindi raggiunse in Yemen l’area di più forte insediamento di Al Qaeda lontano dal Pakistan. Negli ultimi anni aveva assunto il ruolo di portavoce di Al Qaeda sulle operazioni dei propri jihadisti, in Siria e altrove.