3 Dicembre 2016
13:35

Trump, “la presidente di Taiwan mi ha chiamato”. Preoccupazione a Pechino

La telefonata tra i due leader ha destato qualche preoccupazione sul prosieguo della politica “One China”, in base alla quale la comunità internazionale Usa compresa – non riconosce la legittimità di Taiwan.
A cura di Danilo Massa
Trump
Trump

È bastata una telefonata tra il nuovo inquilino della Casa Bianca e la presidente di Taiwan a destare preoccupazione sulle relazioni Usa-Cina. Il tweet di Trump – "La presidente di Taiwan MI HA CHIAMATO per congratularsi con me per l'elezione" – avrebbe forse placato qualsiasi nervosismo, se solo i toni della campagna elettorale non fossero stati così accesi e se l'attuale inquilino della Casa Bianca non avesse costruito su di sé l'immagine dell'outsider e dello scompaginatore di qualsiasi ordine. Secondo lo staff americano i due leader, Trump e Tsai Ing-wen, "hanno riconosciuto gli stretti legami economici, politici e in termini di sicurezza, esistenti tra Stati Uniti e Taiwan". Per il Ministro degli esteri cinese, Wang Yi, si è trattata solo di una provocazione di Taiwan e confida che le relazioni con gli Usa "non siano danneggiate".

La telefonata è giunta poco dopo l'incontro a Pechino tra l'ex segretario di stato Henry Kissinger e il presidente cinese Xi Jinping; una visita che invece suggerisce l'intenzione di proseguire nella politica Usa del riconoscimento della Repubblica popolare quale erede della Cina precedente all'avvento di Mao Tse Tung. Lo stesso Donald Trump, con l'intento di placare le critiche, osserva con ironia che è "interessante il fatto che gli Stati Uniti vendano a Taiwan attrezzature militari per miliardi di dollari di attrezzature militari, e io non possono nemmeno accettare una chiamata di congratulazioni". Intanto, è confermata la politica del "One China": l'ha detto Obama, il presidente uscente.

"One China": dal 1979 gli Usa riconoscono la Cina, non Taiwan

Nel 1979 le relazioni diplomatiche tra la potenza occidentale e l'isola "ribelle" di Formosa si interruppero. Fu l'allora presidente Jimmy Carter a porre fine ad un rapporto che rischiava di compromettere le relazioni con la Repubblica popolare cinese. Una decisione che confermava la politica "One China" del repubblicano Richard Nixon, che ne 1972 visitò Pechino e inaugurò una politica di esclusivo riconoscimento della Repubblica popolare quale erede della Cina. Da allora Taiwan vive una condizione di isolamento diplomatico (ma non economico): nata dalla fuga del governo cinese dall'avanzata delle truppe di Mao Tse Tung, oggi questo stato de facto non è riconosciuto dalla Cina, dagli Usa, né dall'Ue. Fanno eccezione solo 22 stati, tra cui Città del Vaticano.

Il minacciato stop sugli accordi con Cuba

Sulla lettura della vicenda pesano anche le recenti dichiarazioni di Trump circa gli accordi con Cuba, che dimostrerebbero l'intenzione del neoeletto presidente di cambiare la politica estera degli States. Mentre il paese caraibico era alle prese con il lutto per la morte di Fidel Castro, Trump ha avvertito che, in assenza di concessioni ai cubani e agli Usa, gli accordi saranno interrotti.

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