Decine e decine di carcasse di foche sulle rive del Mar Caspio. È quanto scoperto alcuni giorni fa sulle coste della repubblica russa del Daghestan da alcuni ricercatori del Marine Mammal Council di Mosca che hanno trovato e fotografato le foche. Si tratta di una vera e propria strage le cui cause però sono ancora da chiarire: le ipotesi ruotano intorno all'inquinamento industriale, al bracconaggio o anche alle reti da pesca spesso utilizzate in maniera errata in quella zona che finiscono per intrappolare le foche.

Lo sa bene uno dei ricercatori del centro moscovita, Viktor Nikiforov del centro di ricerca moscovita che ha sottolineato la necessità di compiere indagini approfondite che potrebbero richiedere una sorveglianza della zona di almeno un anno. Le foche sono state trovate in un'area che si trova a circa 100 chilometri a sud di Makhatchkala, la capitale del Daghestan, e altre in una a circa 50 chilometri a nord della città. Contattata dall’Afp, l’Agenzia federale russa per la pesca nel Caucaso settentrionale ha dichiarato di aver inviato degli ispettori per eseguire un nuovo conteggio, e il Comitato investigativo russo ha anche annunciato di aver avviato un esame dell’incidente. Le registrazioni raccolte, insieme alle fotografie e coordinate GPS di ogni animale morto, verranno ulteriormente analizzate per fare chiarezza sulla situazione.

A preoccupare maggiormente è l’inquinamento del mar Caspio, che negli ultimi anni ha raggiunto dei livelli ormai critici. Anche il Programma ambientale delle Nazioni Unite ha avvertito che il Caspio "soffre di un enorme carico di inquinamento": al suo interno ci sarebbero sostanze tossiche e metalli pesanti frutto degli scarichi dell'industria petrolifera, oltre che rifiuti radioattivi e industriali e persino acque reflue.