Stati Uniti, trascorre 41 anni nel braccio della morte ma le analisi del dna lo scagionano: esce a 71 anni
È stato un errore giudiziario clamoroso quello di Douglas Carter. L'uomo è entrato in prigione nel 1985 e ad attenderlo per 41 anni, al termine del periodo di detenzione nel braccio della morte, c'era la pena capitale. Lunedì 28 settembre, però, è riuscito a tornare libero grazie a nuove analisi del DNA che hanno fatto riaprire il caso dell'omicidio di Eva Olesen.
All'età di 71 anni Carter è uscito su cauzione dal carcere dello Utah. Dovrà indossare un dispositivo di tracciamento GPS fino all'inizio del nuovo processo, ma il suo avvocato ha chiesto che il caso venga definitivamente archiviato.
L'omicidio di Eva Olesen
Carter è stato condannato nel 1985 per l'omicidio di Eva Olesen. Secondo le ricostruzioni dell'epoca è stata uccisa durante una rapina finita male nella sua casa. Il suo corpo portava i segni di colpi d'arma da fuoco e da taglio. Queste ultime ferite sono state provocate da un coltello da cucina preso in casa e abbandonato vicino al corpo della vittima. La pistola invece non è mai stata ritrovata.
A collegare Carter alla morte di Olesen, zia di un ex capo della polizia della città di Provo, non ci sono mai state prove fisiche ma solo testimoniali. La prima è una confessione dello stesso Carter. Credendo di essere sospettato per un altro caso, non correlato a quello di Olesen, l'uomo tentò la fuga ma venne catturato nel Tennessee. Qui rilasciò la confessione sulla base della quale venne condannato in Tribunale. Successivamente sostenne che quelle dichiarazioni gli vennero estorte con la forza.
Ad aggravare la sua posizione durante gli anni dei processi – il primo svoltosi nel 1985 e il secondo nel 1992 – ci sono anche le testimonianze di due persone che hanno affermato che si era vantato dell'omicidio. Testimonianze poi ritrattate.
La famiglia della vittima: "DNA? Non significa che non fosse lì"
La famiglia della vittima si è detta molto contrariata davanti alla scarcerazione di Carter. Il marito della donna è morto anni fa, ma la nuora, Theresa Olesen, ha dichiarato di non considerare definitive le prove del DNA: "Non significa che non fosse lì. Vogliamo solo giustizia per Eva. E se lui ha avuto qualche ruolo nella vicenda, vogliamo che si sappia".
Sono di parere diametralmente opposto i legali di Carter. Secondo l'avvocato Neal Hamilton, il caso dovrebbe essere immediatamente archiviato: "Se lo stato dello Utah avesse avuto la possibilità di decidere, sarebbe stato giustiziato 15 o 20 anni fa, prima ancora che scoprissimo la sua cattiva condotta", ha dichiarato all'Associated Press.