Una bimba mentre viene salvata dalla sua casa ridotta in macerie dopo i bombardamenti (White Helmets).
in foto: Una bimba mentre viene salvata dalla sua casa ridotta in macerie dopo i bombardamenti (White Helmets).

E' durata meno del previsto la tregua approvata dall'Onu in Siria. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite aveva infatti dato il via libera sabato 24 febbraio ad una risoluzione per un cessate il fuoco di almeno 30 giorni per permettere agli aiuti umanitari di raggiungere la popolazione civile ed evacuare i feriti, nonostante la ferma opposizione della Russia. Ma dopo poche ore il regime siriano ha ripreso a bombardare la zona orientale del Ghouta, roccaforte dei ribelli e abitata da circa 400mila persone.

L'allarme è stato lanciato dall'Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione non governativa con sede a Londra, considerata vicina ai ribelli e molto citata dai giornali internazionali, secondo cui la periferia di Douma, la principale città della zona, è stata colpita almeno due volte dall’esercito fedele al regime di Bashar al Assad e dai suoi alleati. Finora sono almeno 7 i morti e 30 i feriti dopo le bombe delle ultime ore. L'Ong segnala inoltre "scontri tra le forze del regime il gruppo ribelle di Jaich al-Islam". Il segretario Generale dell'Onu, Antonio Guterres, aveva lanciato un appello a tutte le parti per consentire "l'immediata consegna di scorte umanitarie", definendo la situazione in questa parte del Paese "un inferno in terra". Solo negli ultimi quattro giorni sarebbero più di 500 le persone uccise dai bombardamenti, tra cui centinaia di bambini.

Sulla questione siriana è intervenuto anche Papa Francesco nel corso dell'Angelus di domenica 25 febbraio: "Cessi subito la violenza in Siria. Questo mese di febbraio è stato uno dei più violenti in sette anni di conflitto: centinaia, migliaia di vittime civili, bambini, donne, anziani; sono stati colpiti gli ospedali; la gente non può procurarsi da mangiare. Tutto questo è disumano".