Joseph James DeAngelo Jr., il ‘killer del Golden State’, l’ex poliziotto, 74 anni, che ha scatenato il terrore negli Stati Uniti tra gli anni 70 e 80, si è dichiarato colpevole di 13 omicidi durante l’udienza di lunedì 29 giugno al tribunale di Sacramento (California). Dopo l'arresto nel 2018, era rimasto in silenzio ma ha deciso di confessare sulla base di un accordo preso con l’accusa per evitare la pena di morte, che verrà sostituita con 11 ergastoli senza possibilità di remissione della pena.

L'ex veterano della guerra in Vietnam è apparso in tribunale sulla sedia a rotelle, con la tuta arancione e con tanto di visiera di plastica per il Coronavirus. Gli sono stati attributi un centinaio di omicidi e 50 stupri commessi tra il 1975 e il 1986. L’età delle sue vittime variava dai 14 ai 41 anni. Agiva soprattutto nei dintorni di Sacramento, ma alcuni dei reati per cui andato alla sbarra hanno avuto luogo nella baia di San Francisco e in tutto il sud della costa della California. Il killer del Golden State faceva irruzione nelle abitazioni delle sue vittime di notte, a volte quando la casa era vuota. Spesso aggrediva donne single mentre dormivano o altre donne mentre erano in intimità con il compagno, legandole e poi violentandole di fronte al loro partner.

Le ricerche erano ripartite all'inizio del 2018, dopo l'uscita di un libro dal titolo I'll Be Gone in the Dark, scritto da Michelle McNamara, autrice che da anni si era appassionata al caso del serial killer. Caso sul quale l'investigatore della contea di Contra Costa, Paul Holes, ha lavorato per decenni, affermando che DeAngelo continuava a seguire le notizie riguardanti i suoi crimini, cambiando di conseguenza il modo in cui attaccava le sue vittime. Ad incastrarlo è stato il Dna lasciato sulla scena dei crimini e il controllo incrociato con le informazioni genetiche su un membro della famiglia del serial killer.