Negli scontri per l'arresto del rapper Pablo Hasel avvenuti nelle maggiori città spagnole dal 18 febbraio 2021 e duraturi ormai da settimane, sarebbero stati arrestati anche sei italiani dell'ala anarchica. I giovani sarebbero stati autori di diverse opere di vandalismo durante i disordini di sabato sera a Barcellona e l'accusa più grave pende a carico di una 35enne italiana: tentato omicidio. Avrebbe cosparso un furgone delle squadre antisommossa con acquaragia prima che una molotov venisse lanciata per incendiare il veicolo fermo sulla Rambla. All'interno del mezzo vi era un agente che avrebbe rischiato di morire durante l'incendio. Nella guerriglia urbana sono state fermate 19 persone e 35 poliziotti sono rimasti feriti. Solo ora emerge la responsabilità di 6 italiani, di cui una accusata di tentato omicidio. Avrebbe cosparso il furgone di acquaragia per fornire l'assist a un altro manifestante che avrebbe lanciato sul mezzo una bottiglia molotov per appiccare il fuoco. L'agente nel mezzo è riuscito a salvarsi per miracolo, mentre i furgoni della Brimo, la squadra antisommossa della polizia regionale catalana, è piombata sugli aggressori per arrestarli.

Per il momento il Consolato italiano è in attesa di ulteriori informazioni sui capi d'accusa e si sarebbe attivato per la difesa dei giovani. Insieme ai 6 italiani di cui attualmente non si conoscono le generalità, è stato arrestato anche un francese e diversi altri stranieri. In totale, i fermi effettuati sono 14. Secondo le autorità di Barcellona, tutti manifestanti dell'ala anarchica. Mentre si aspettano le generalità dei sei italiani fermati, i Mossos d'Esquadra hanno già formalmente richiesto alla polizia Italiana di far sapere se i detenuti hanno o meno precedenti penali per violenza antisistema.

L'arresto di Pablo Hasel

Il rapper era stato accusato di apologia del terrorismo a causa dei testi di alcune sue canzoni e del contenuto di alcuni suoi tweet, secondo l'accusa offensivi anche nei confronti della Corona. Il suo caso ha riacceso i focolai dei disordini in tutte le maggiori città spagnole. Pablo è un sostenitore convinto dell'indipendenza catalana: ne racconta nelle sue canzoni, suscitando un discreto successo di pubblico. Nei tweet incriminati aveva scritto: "Per colpa dell'Arabia Saudita i bambini in Yemen soffrono. Cose tipiche degli amici democratici di quei mafiosi di Borboni". Contro di lui anche il testo di una sua canzone, Juan Carlos el Bonòn (Juan Carlos il cretino in italiano): nel testo attacca per due minuti il re Juan Carlos I e il governo spagnolo, accusandolo di avere legami con la dittatura di Franco. Il suo arresto ha suscitato grandi polemiche sulla libertà di espressione nel Paese e su come venga gestita dal governo e dall'apparato della giustizia.

Le proteste esplosero il giorno dopo l'arresto di Hasel, mercoledì 18 febbraio. Coinvolte Madrid, Barcellona e le maggiori città spagnole. I disordini sono durati diversi giorni, suscitando preoccupazione nelle forze dell'ordine. In strada, diversi manifestanti hanno saccheggiato negozi, distrutto il manto stradale per tirare sassi agli agenti. Avevano dato alle fiamme anche cassonetti dei rifiuti, minacciando di incendiare anche le vetture.

I disordini e la tensione politica

Ciò che ha suscitato l'arresto di Hasel rappresenta un problema di ingenti dimensioni per il governo, per i partiti indipendentisti e per la stessa organizzazione della Mossos d'Esquadra, la polizia regionale catalana, che non si sente supportata dai leader politici. I partiti indipendentisti ne hanno criticato l'operato durante le manifestazioni, soprattutto in seguito a un episodio in cui un manifestante ha perso un occhio a causa di un proiettile lanciato dagli agenti. Le critiche sono arrivate a punti tali che la formazione anticapitalista CUP, presente alle manifestazioni pacifiche per Hasel , ha chiesto di sciogliere la brigata antisommossa dei Mossos, i Brimo. La questione è di particolare importanza perché il CUP condiziona la formazione di un nuovo governo che coinvolga anche le fazioni per l'indipendenza. Per andare avanti, bisognerà discutere un nuovo modello di sicurezza pubblica.