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Conflitto in Ucraina
22 Marzo 2022
19:32

Russia, perché sono stati fermati dalla polizia gli avvocati di Navalny: “Parlavamo coi giornalisti”

I legali del leader condannato prelevati dalla polizia mentre parlano con i giornalisti. “C’è ancora tempo per un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo”, spiegano a Fanpage.it. E i processi contro il politico anti-Putin “non sono finiti”.
A cura di Redazione
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Questo articolo non è firmato a tutela del nostro inviato a Mosca, dopo l'approvazione di leggi contro la libertà di stampa in Russia

“Scusi se non ho potuto rispondere prima ma purtroppo ero stata prelevata dalla polizia”: è lo sconcertante esordio della telefonata di Fanpage.it con Olga Mikhailova, avvocato di Alexey Navalny, raggiunta presso la prigione di massima sicurezza di Pokrov, a 100 chilometri da Mosca, subito dopo la sentenza che ha condannato l’oppositore del Cremlino ad altri nove anni di carcere duro e al pagamento di una multa di 1,2 milioni di rubli per frode e oltraggio alla corte. Mikhailova preannuncia il ricorso in appello e il ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu), nonostante Mosca abbia appena lasciato il Consiglio d’Europa – di cui la Corte è un organo. Intanto, l’avvocato non si fa illusioni: i processi per Navalny non sono finiti qui.

Avvocato Mikhailova, che è successo dopo la sentenza?

C’erano moltissimi giornalisti fuori dall’aula, e insieme al mio collega, l’avvocato Vadim Kobzev, ci siamo fermati per commentare l’esito del processo. Ma non abbiamo potuto finir di parlare con i rappresentanti dei media, perché i poliziotti ci hanno prelevato e caricato su un avtozak (i cellulari bianchi della polizia russa diventati simbolo della persecuzione politica: il nome significa letteralmente “auto-carcerato”, ndr). Ci hanno portato in un commissariato. Per un po’ di tempo non ci hanno dato alcuna spiegazione. Poi ci hanno detto che eravamo stati fermati perché occupavamo abusivamente un luogo pubblico impedendo il libero passaggio. Infine, ci hanno riaccompagnato, sempre in Avtokaz, dove ci avevano prelevato. A quanto pare non ci sono accuse né son stati aperti procedimenti contro di noi. Mi pare di poter dire che, semplicemente, hanno valuto impedirci di parlare con i giornalisti.

Come commenta la sentenza?

Le dico solo questo: la corte nel sentenziare ha pronunciato esattamente le stesse parole che erano state pronunciate dall’accusa nella richiesta di condanna. Il processo, insomma, poteva quasi farselo da solo il procuratore. Per il resto, è stata riconosciuta la colpevolezza dell’imputato per tutti i capi d’accusa.

Quindi, i testimoni dell’accusa son stati creduti in pieno.

Testimoni e parti lese erano assolutamente inattendibili e durante il processo lo abbiamo dimostrato. Ma sì, son stati presi per buoni. Naturalmente, cercheremo di dare battaglia. Appena avremo potuto leggere il dispositivo della sentenza, ricorreremo in appello.

Non potrete però ricorrere di fronte alla Corte europea dei diritti umani: la Russia ha abbandonato il Consiglio d’Europa di cui la Corte fa parte…

Ritengo invece che sia possibile, e lo faremo senz’altro. Ci sono infatti ancora sei mesi utili per ricorrere contro un Paese che ha lasciato il Consiglio d’Europa, dal giorno in cui lo ha lasciato. Siamo quindi perfettamente in tempo. Se tra gli scopi del ritiro della Russia da quell’istituzione c’era anche quello di evitare un ricorso per il processo Navalny, qualcuno ha fatto male i suoi calcoli.

Ma i processi contro Navalny sono finiti qui o continueranno?

Continueranno. Questo non è certo l’ultimo. C’è già all’orizzonte quello per “estremismo” contro di lui, e per il presunto “estremismo” dell’organizzazione che a Navalny fa capo. Ci saranno processi finché ci sarà Navalny.

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