video suggerito
video suggerito
Opinioni

Qual è la vera posta in gioco dell’attacco di Trump in Venezuela (e cosa c’entriamo noi)

L’attacco di Trump al Venezuela è un tassello della guerra mondiale a pezzi per energia e materie prime, dal petrolio al coltan: basta mettere in fila i fatti.
459 CONDIVISIONI
Immagine

La guerra-lampo di Trump in Venezuela, iniziata e conclusa nella notte tra il 2 e il 3 gennaio con la deposizione e l’arresto del presidente-dittatore Nicolas Maduro e della moglie, non è né un fulmine a ciel sereno, né un caso isolato.

È, al contrario, un pezzo di quella “guerra mondiale a pezzi” di cui parlava Papa Francesco. Una guerra che, dal Sud America all’Ucraina, dal Medio Oriente all’Oceano Pacifico, si fonda su una cosa su tutte: il predominio sulle materie prime e sull’energia necessarie a far funzionare la rivoluzione tecnologica in atto, quella dell’intelligenza artificiale, della criptovalute, della robotica di massa, della mobilità elettrica, del quantum computing, e di tutte le tecnologie – enormemente energivore – che si stanno affacciando sui mercati.

Detta più semplice possibile: chi acquisisce il predominio tecnologico e commerciale di queste innovazioni è il nuovo dominatore del mondo. E chi domina il mercato delle materie prime necessarie a produrle e delle energie necessarie a farle funzionare acquisisce un vantaggio enorme.

Ecco: per ora questo vantaggio ce l’ha la Cina. Che è il principale estrattore di terre rare al mondo. E grazie alla guerra in Ucraina e al blocco delle forniture di gas e petrolio dalla Russia in Europa ha potuto accedere, assieme all’India, a flussi enormi di idrocarburi a baso costo.

Tutte le mosse di Cina e Stati Uniti, anche solo quelle di queste ultime settimane, vanno lette attraverso queste lenti.

Trump cerca di chiudere la partita ucraina prendendosi le terre rare di Kiev e provando a staccare Putin da Xi Jinping?

Allora la Cina comincia a intensificare le manovre navali attorno a Taiwan – isola che per Pechino, e non solo, fa già parte del territorio cinese – primo fornitore di semiconduttori degli Stati Uniti.

E allora Trump attacca il Venezuela e si prende le riserve di coltan e petrolio venezuelane, le maggiori al mondo, per mettere pressione negoziale alla Russia, nella trattativa di pace con l’Ucraina.

E già che c’è minaccia un intervento in Nigeria, altro Paese ricchissimo di giacimenti e riserve petrolifere, con la “scusa” di difendere i cristiani dall’Isis.

A tutto questo aggiungiamoci il grande gioco mediorientale, che vede contrapposte Usa e Cina nel sostenere rispettivamente l’Arabia Saudita e I’Iran.

E in Africa, dove la Cina e gli Stati Uniti combattono per procura sia nella Repubblica Democratica del Congo sia nel Sud Sudan, due guerre in Paesi ricchissimi di materie prime.

È una guerra mondiale a pezzi senza esclusione di colpi, che ha fatto strame del multilateralismo e delle organizzazioni sovranazionali e che sta facendo a brandelli quel poco che rimaneva del diritto internazionale.

Tutte cose che ormai, malgrado tutto, sembrano resistere con mille difficoltà solamente in Europa, che rimane il vero paradosso di questo mondo nuovo: ricca, ricchissima, ma senza materie prime, senza energia e senza nessun tipo di leadership tecnologica nei settori che plasmeranno il futuro.

A noi, in questo 2026 che già si è messo a correre fortissimo, toccherà decidere cosa vogliamo diventare da grande: essere il testimone inerme del mondo che muore? Il servo fedele del nuovo imperialismo americano? Oppure capire davvero come provare a rompere questo schema, questo ritorno feroce all’Ottocento coloniale e al Novecento delle guerre tra superpotenze, calde e fredde, con una nuova visione del mondo, diversa, pacifica, multilaterale, fondata su regole condivise?

Mai come ora, siamo a un bivio decisivo.

Mai come ora, non possiamo più fingerci morti.

459 CONDIVISIONI
Immagine
Francesco Cancellato è direttore responsabile del giornale online Fanpage.it e membro del board of directors dell'European Journalism Centre. Dal dicembre 2014 al settembre 2019 è stato direttore del quotidiano online Linkiesta.it. È autore di “Fattore G. Perché i tedeschi hanno ragione” (UBE, 2016), “Né sfruttati né bamboccioni. Risolvere la questione generazionale per salvare l’Italia” (Egea, 2018) e “Il Muro.15 storie dalla fine della guerra fredda” (Egea, 2019) e"Nel continente nero, la destra alla conquista dell'Europa" (Rizzoli, 2024). Il suo ultimo libro è "Il nemico dentro. Caso Paragon, spie e metodi da regime nell'Italia di Giorgia Meloni" (Rizzoli, 2025)
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views