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Primavera Turca: tre le vittime, i lavoratori si uniranno alle proteste

Un ragazzo investito da un taxi e altri due uccisi da colpi di arma da fuoco: è questo il bilancio delle vittime, mentre un’organizzazione per i diritti umani spiega che almeno 1000 persone hanno subito maltrattamenti e torture.
A cura di Davide Falcioni
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Sale a tre il bilancio delle vittime degli scontri in Turchia. Ethem Sarisuluk era rimasto ucciso da un colpo di arma da fuoco alla testa ad Ankara. Poco dopo a piazza Taksim un taxi si è lanciato contro i manifestanti, investendo un giovane di 20 anni ed uccidendolo sul colpo. La terza vittima si chiama Abdullah Comert ed è deceduto in ospedale a seguito delle gravi ferite da arma da fuoco riportate. E mentre la tensione non accenna a calmarsi, con la conta delle vittime che di giorno in giorno si fa più preoccupante Recep Tayyip Erdogan dal Marocco rassicura: "La situazione sta rientrando nella normalità. Al mio rientro da questa visita, i problemi saranno risolti". Il presidente ha poi rifiutato la definizione di "Primavera Turca", e incolpato degli scontri gli estremisti politici.

In realtà le manifestazioni continueranno ed ormai  l'obiettivo non è più solo impedire il taglio degli alberi di Gezi Park, bensì più in generale ribellarsi contro un  governo che – pur eletto democraticamente – non ha esitato a sedare nel sangue le proteste, alla maniera dei peggiori autoritarismi. Un'alleanza di sindacati turchi ha indetto due giorni di sciopero per protestare contro il giro di vite degli ultimi quattro giorni. I lavoratori pubblici della sigla sindacale Kesk – forte di 240mila membri iscritti – non hanno esitato a definire "terrore di stato" quello messo in atto da Erdogan, ed hanno annunciato che sia oggi che domani scenderanno in piazza al fianco dei manifestanti che da sabato lottano in piazza Taksim.

Intanto anche ad Ankara la situazione si fa sempre più tesa: fonti turche comunicano che nella sola giornata di ieri gli arresti sono stati 500, altri 300 a Izmir (terza città della Turchia). E mentre un moto di indignazione unisce milioni di cittadini nel mondo, grazie soprattutto ai video caricati sui social network, una fondazione per i diritti umani turca spiega che oltre mille manifestanti sono stati sottoposti a maltrattamenti e torture.

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