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Conflitto Israele-Palestina e in Medio Oriente

Più di 300 gazawi trasferiti in Sudafrica da una Ong fantasma: sono iniziate le deportazioni da Gaza?

Tra ottobre e novembre più di trecento gazawi sono stati trasferiti da Gaza in Sudafrica, dietro le deportazioni c’è la sedicente Ong Al Majd Europe basata a Sheikh Jarrah. Fanpage.it si è recata in loco per ricostruire l’accaduto.
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Il quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme, occupato da Israele
Il quartiere di Sheikh Jarrah a Gerusalemme, occupato da Israele
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Due voli, più di 300 persone, una destinazione: Johannesburg. Sono partiti da Israele carichi di gazawi e atterrati uno lo scorso 28 ottobre e l’altro il 13 novembre in Sudafrica. Si tratta di evacuazioni organizzate da una Ong chiamata Al Majd Europe, che come ricostruito da Al Jazeera, in cambio di ingenti somme di denaro avrebbe fatto uscire 329 gazawi dalla Striscia verso "un paese europeo più sicuro".

Nel paese europeo però i gazawi non sono mai arrivati, perché quei due voli sono atterrati a Johannesburg. Nessuna delle persone deportate, come hanno raccontato alle autorità una volta atterrati in Sudafrica, sapeva dove stava andando ne aveva con sé documenti di viaggio. Secondo alcune inchieste, tra qui di nuovo quella di Al Jazeera, questi voli potrebbero essere parte di un piano di sfollamento forzato dei gazawi, organizzato direttamente dal governo israeliano.

Fanpage.it ha cercato di ricostruire quanto avvenuto su quei due voli e cosa c'è dietro Al Majd Europe.

L'arrivo in Sudafrica

“Un volo è arrivato il 28 ottobre, con circa 176 persone all’aeroporto OR Tambo di Johannesburg, ma nessuno ne sapeva niente. Il secondo è arrivato il 13 novembre, con 153 passeggeri. Di quest'ultimo siamo venuti a conoscenza solo poche ore prima dell'atterraggio, grazie ad alcuni familiari delle persone del primo volo”, racconta a Fanpage.it il dottor Imtiaz Sooliman, presidente e fondatore dell’Ong sudafricana Gift of the Givers.

Sono loro, infatti, ad essersi presi cura dei gazawi che quando sono usciti dalla Striscia non sapevano neanche dove fossero diretti. Sono stati spinti in Israele, condotti all'aeroporto internazionale Ramon e, a quel punto, non erano sicuri se fossero diretti in Indonesia o in Malesia. Solo quando sono arrivati in Kenya e hanno ricevuto le carte d'imbarco hanno capito che stavano andando a Johannesburg.

"Quando hanno attraversato il confine tra Gaza e Israele non è stato permesso loro di portare né vestiti né alcun oggetto personale", continua l'operatore umanitario.

Da lì avrebbero volato su un aereo di una compagnia rumena che li ha portati dall'aeroporto Ramon, su un volo charter, fino al Kenya e dal Kenya sono arrivati in Sudafrica con un aereo della Global Aviation, comunemente nota come Lyft Airlines.

“Tutti loro non avevano documenti, non avevano biglietti di ritorno né una sistemazione confermata nel Paese. Tuttavia, era stato detto loro da una sedicente Ong, che tutto sarebbe stato predisposto in un paese straniero non specificato e che avrebbero avuto una nuova vita, un alloggio per quattro mesi, che sarebbero stati assistiti e accompagnati alle loro abitazioni”, continua il dottor Sooliman. "Le persone del primo aereo non sapevano dove andare, a quanto pare sono state portate solo per una notte o due in alloggi scadenti, alcuni persino in bordelli, da dove hanno cercato di scappare. Il secondo aereo lo abbiamo aspettato in aeroporto, la gente è rimasta bloccata all'interno dell'aeromobile per molte ore. Le autorità non sapevano cosa fare, io ho avviato le trattative con il governo sudafricano che ha deciso di farli sbarcare dandogli il visto turistico per tre mesi”.

La partenza da Gaza

Ma riavvolgiamo il nastro: per capire cosa è successo prima della partenza di quei due voli abbiamo parlato con il giornalista di Al Jazeera Ibrahim Refaat, di Gaza. “I viaggi sono avvenuti attraverso il valico di Kerem Shalom, per poi proseguire verso l'aeroporto Ramon in Israele, con uno scalo di transito a Nairobi, in Kenya. I passeggeri hanno pagato somme di denaro comprese tra i 1.500 e i 5.000 dollari a persona”, rivela il giornalista.

Al-Majd Europe, l'Ong che organizza i viaggi

Dietro queste “evacuazioni” ci sarebbe l’Ong Al-Majd Europe. “L'organizzazione promuove sui social media la propria attività di facilitazione alla partenza dei gazawi. Crea account e post utilizzando l'intelligenza artificiale e incoraggia la migrazione attraverso attivisti sui social media (i cui profili sono adesso scomparsi), per lo più residenti fuori Gaza. Questi attivisti spesso descrivono deliberatamente Gaza come un luogo di morte, senza futuro né vita, dipingendo la migrazione come l'unica prospettiva possibile”, spiega il giornalista, “ci sono individui che collaborano con Al Majd o agiscono come suoi rappresentanti all’interno della Striscia di Gaza. Il ruolo principale della società però viene svolto dall'esterno e attraverso internet”.

Nella pagina web dell’Ong si legge: “Ci impegniamo a fornire aiuti umanitari essenziali, opportunità educative e progetti di sviluppo sostenibile alle comunità palestinesi. La nostra missione è alleviare le sofferenze, promuovere la dignità e gettare le basi per un futuro migliore”.

Come indica la localizzazione nel sito web, Al Majd Europe sarebbe basata a Sheik Jarrah, quartiere di Gerusalemme Est parzialmente occupato da coloni israeliani. Ma noi siamo andati all’indirizzo indicato, senza trovare nessuna sede dell’Ong. Nel luogo puntato su Google Maps, infatti, ci sarebbe un complesso residenziale, tra una scuola e il consolato britannico.

L’edificio di Sheikh Jarrah dove si troverebbe l’Ong Al Majd Europe.
L’edificio di Sheikh Jarrah dove si troverebbe l’Ong Al Majd Europe.

Non un’indicazione dell’Ong, non un nome nel citofono, ma solo un dispositivo per il riconoscimento facciale. Inoltre l’indirizzo segnalato sul sito è solo "Sheikh Jarrah, Gerusalemme", ovvero il nome del quartiere non di una via. Diversi residenti nello stesso quartiere hanno dichiarato a Fanpage.it di non aver mai sentito parlare di questa Ong. Al Majd, inoltre, non ha mai risposto alla nostra richiesta di intervista, mandata via mail.

Stando alle recenti inchieste di Al Jazeera e Haaretz, non si tratterebbe di una vera Ong, ma di un'entità di facciata creata per facilitare l'espulsione dei gazawi. Oltre a non esistere fisicamente, il sito web dell'organizzazione, pur dichiarando di operare dal 2010, è stato registrato solo nel febbraio 2025 e utilizza immagini di dirigenti generate dall'intelligenza artificiale. Al-Majd dichiara di essere registrata in Germania anche se le autorità tedesche non hanno trovato traccia di una Ong registrata con quel nome con scopi caritatevoli attivi. Tuttavia, utilizza la facciata di Sheikh Jarrah per attingere a reti di donatori privati pro-insediamenti che finanziano la "soluzione demografica" ovvero l'allontanamento dei palestinesi da Gaza.

Sheikh Jarrah, il quartiere delle Ong "di facciata"

Sheikh Jarrah, infatti, è un quartiere utilizzano spesso come "base" formale o operativa per scopi politici, spesso legati alla colonizzazione israeliana della Palestina. Qui hanno sede legale l’Amana Association, che presentandosi come ente per lo sviluppo abitativo, è il motore principale dell'espansione degli insediamenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est; Nahalat Shimo, che si presenta come una società immobiliare registrata all'estero ma opera a Sheikh Jarrah per acquistare proprietà palestinesi; o ancora Al Majd Europe, che secondo l’inchiesta di Haaretz sarebbe legato al "Voluntary Emigration Bureau”, un ufficio interno al Ministero della Difesa israeliano istituito all'inizio del 2025 per "facilitare e coordinare" la partenza dei residenti di Gaza che desiderano trasferirsi in paesi terzi. L'Ufficio governativo passerebbe le liste dei gazawi ad Al-Majd, che poi organizza i voli e riscuote i pagamenti, permettendo così allo Stato di Israele di dire: "Non siamo noi a portarli, è un'iniziativa privata di un'organizzazione internazionale".

Registrare un'organizzazione (anche solo formalmente) in un quartiere come Sheikh Jarrah permette la legittimità apparente, perché fornisce un'aura di "presenza sul territorio" palestinese, ingannando i gazawi che vedono un indirizzo a Gerusalemme est e si sentono più sicuri nel pagare; ma anche la copertura politica. Operare in un'area sotto totale controllo israeliano ma rivendicata dai palestinesi permette, infatti, a queste entità di godere della protezione delle autorità israeliane pur mantenendo un profilo ambiguo.

Al-Majd Europe utilizza un sistema ibrido di donazioni istituzionali e pagamenti diretti dei Gazawi: queste non sono "donazioni", ma tariffe per l'evacuazione. Spesso vengono pagate in Tether (USDT) o altre criptovalute a intermediari (uffici di cambio a Gaza o Gerusalemme), rendendo il flusso di denaro invisibile al sistema bancario internazionale e ai controlli fiscali.

Un'indagine di France24 e Haaretz ha, inoltre, collegato la figura chiave dietro Al-Majd, l'israeliano-estone Tomer Janar Lind, a cerchie di potere molto alte. Lind è stato descritto come vicino a figure legate ad Alexander Mashkevitch, un oligarca ebreo-kazako con cittadinanza israeliana, noto per essere un grande sostenitore finanziario delle politiche di Benjamin Netanyahu. Mashkevitch ha enormi interessi nel settore minerario e ha spesso finanziato progetti volti a rafforzare la presenza israeliana in Palestina.

Deportazioni senza ritorno

Ma perché Israele permetterebbe questi viaggi mentre impedisce l'evacuazione di pazienti palestinesi, feriti e studenti ammessi nelle università straniere? “Israele facilita questa forma di migrazione perché avviene senza procedure ufficiali: chi parte non riceve timbri di uscita sul passaporto, il che rende difficile un futuro ritorno. Al contrario, studenti e pazienti richiedono procedure di viaggio ufficiali e intendono tornare dopo aver completato gli studi o le cure, cosa che Israele non desidera. Gli studenti, inoltre, portano la voce della Palestina e di Gaza all'estero e svolgono un ruolo accademico e sociale; per questo motivo Israele ne ostacola la partenza. Israele continua anche a impedire l'apertura del valico di Rafah, perché il passare da lì renderebbe l’evacuazione ufficiale, con timbri di uscita e di entrata, il che significherebbe affermare la presenza dei palestinesi sulla loro terra e rifiutare i piani di sfollamento forzato”, spiega ancora il giornalista di Gaza. "Per Israele c’è un solo obiettivo politico: svuotare la Striscia di Gaza della sua popolazione".

Il limbo del Sudafrica

Adesso i gazawi deportati in Sudafrica si trovano in uno stato di limbo: senza visti per poter stare lì e senza timbri per poter tornare indietro. “Siamo appena riusciti a organizzare un'estensione per il visto temporaneo di asilo per tutti coloro che hanno fatto domanda, abbiamo un team legale che se ne sta prendendo cura. Inizialmente il visto era stato concesso solo per 14 giorni, ma ora è stato esteso a 30, il che significa che fino al 21 gennaio non avranno problemi, ed entro quella data dovrebbero ottenere il permesso di asilo permanente”, continua l’operatore dell’Ong sudafricana Gift of the Givers, “tuttavia, abbiamo comunicato loro che la nostra assistenza durerà solo per questi 90 giorni, dopodiché dovranno cavarsela da soli”.

Resta da chiedersi se quello di Al-Majd Europe sia, quindi, un caso isolato o un piano israeliano per spopolare la Striscia di Gaza un aereo alla volta.

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