Partiamo dalle cattive notizie: l’Italia è il Paese più euroscettico d’Europa. A dirlo è un sondaggio commissionato dal Parlamento Europeo, il cosiddetto Eurobarometro, che misura il grado di soddisfazione e apprezzamento dei cittadini europei nei confronti delle istituzioni comunitarie. Il dato italiano fa spavento: solo 2 connazionali su 100 sono pienamente soddisfatti dall’operato dell’Unione Europea, e solo il 14% è anche solo parzialmente soddisfatto. Tutto il resto – il 77% del campione, al netto degli indecisi – è parzialmente o totalmente insoddisfatto. Nemmeno la Grecia che ha dovuto subire l’imposizione di riforme draconiane per risistemare i suoi conti pubblici, ha tassi di insoddisfazione così ampi. La diciamo meglio: nessun Paese europeo ha tanta acrimonia con Bruxelles quanta ne ha l’Italia.

Queste le opinioni. Altro è chiedersi se sia giustificato, tutto questo astio. Se davvero l’Unione Europea sia causa di ogni nostro male. Se non si riesce a fare nulla per colpa della burocrazia europea. Se non possiamo spendere per colpa delle regole europee. Se le nostre produzioni sono meno competitive a causa della concorrenza europea. Se non riusciamo a gestire i flussi migratori per colpa della legislazione europea. Se le banche italiane vanno in crisi per colpa della vigilanza europea. Se i nostri stipendi valgono di meno a causa della moneta comune che ci siamo scelti.

Per rispondere a queste domande bisogna conoscere innanzitutto come funziona l’Unione Europea, quali sono i suoi meccanismi decisionali, quali le sue prerogative, quali i suoi limiti, quali i suoi poteri. E in questo, va detto, la nostra opinione pubblica e i nostri rappresentanti non sono esattamente i più preparati di tutti. Non si contano gli strafalcioni quando si parla di debito e deficit, ad esempio, né i risvegli al chiaro di luna quando improvvisamente parole come bail in o Mes entrano nel nostro dibattito pubblico, sovente a sproposito, sovente fuori tempo massimo.

L’euroscetticismo, quand’anche giustificato, si abbevera alla fonte dell’ignoranza e della disinformazione e da esse trae la forza per imporsi come egemonia. Oggi in Italia siamo tutti convinti che l’Europa ci dia meno di quanto contribuiamo, mentre in realtà siamo il Paese per antonomasia che non è capace di spendere i fondi che l’Europa mette a disposizione. Oggi in Italia siamo convinti che l’Euro abbia indebolito la nostra economia e la nostra possibilità di indebitarci, laddove invece mai come con la moneta unica siamo riusciti a tenere sotto controllo l’inflazione, a imporci sui mercati esteri, anche a indebitarci a tassi molto migliori rispetto a quando c’era la “mitica liretta”. Oggi in Italia siamo convinti che la burocrazia che ci stritola provenga da Bruxelles e Strasburgo, mentre forse è a Roma che dovremmo rivolgere lo sguardo.

Per questo abbiamo deciso di aprire una sezione Speciale Europa su Fanpage.it. Non per fare propaganda europeista. Ma perché vogliamo costruire consapevolezza attraverso l’informazione. Perché vogliamo che chi critica l’Unione Europea – e ben venga la critica, se è motore di crescita – lo faccia a ragion veduta. Perché vogliamo uscire dalla sterile contrapposizione manichea tra i tifosi della bandiera blu-stellata contro i tifosi del tricolore. Perché a maggior ragione oggi, mentre inizia la peggior crisi economica della Storia del capitalismo, vorremmo che l’Unione Europea diventi davvero il motore della rinascita del Vecchio Continente, e non solo il gigantesco alibi immolato sull’altare della sua fine. Perché credere nell’Europa non serve a nulla, se prima non si capisce l’Europa.

Buona lettura!