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Conflitto in Ucraina

I motivi della guerra tra Russia e Ucraina, la storia del conflitto e cosa sta succedendo

Perché la Russia ha invaso l’Ucraina? Quali sono, in breve, le motivazioni che hanno spinto Putin ad invadere il territorio ucraino lo scorso 24 febbraio? Le cause sono molteplici, ma la principale è l’opposizione di Mosca all’adesione dell’Ucraina alla Nato. Ecco come si è giunti allo scoppio del conflitto.
A cura di Ida Artiaco
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La guerra tra Russia e Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022 con l'invasione del Paese da parte delle truppe di Putin, continua da oltre un mese nonostante l'avvio dei negoziati di pace tra i due Stati. Le motivazioni del conflitto, però, non possono essere ascritte solo all'ingresso di Mosca prima in Donbass e poi nel resto del territorio ucraino: le cause della crisi russo-ucraina sono più profonde e affondano le loro radici nella storia passata e recente dei due Paesi. La vera causa del conflitto risiede nel fatto che la Russia di Putin si è da sempre mostrata contraria al desiderio dell’Ucraina di entrare a far parte della NATO e, in generale, di avvicinarsi all'influenza statunitense e occidentale. Mosca si oppone strenuamente a questa possibilità, temendo che i Paesi occidentali, Usa in primis, possano servirsi del territorio ucraino per stabilirvi basi e radar, con nuovi intercettori antimissili, come quelli dispiegati in Romania e in Polonia. In altre parole, il Cremlino vuole mantenere la sua sfera d’influenza nell’area, e vuole che la NATO rinunci alle sue attività nell’Est Europa.

Ma le cause e gli eventi che hanno portato allo scontro sono molteplici e in questo articolo le riassumeremo tutte in modo completo.

Perchè l'Ucraina è importante per la Russia di Putin?

L’origine del conflitto tra la Russia e l’Ucraina è da ricercare nel braccio di ferro tra Kiev da un lato, con il presidente Volodymyr Zelensky intenzionato ad entrare nell'orbita di NATO e Ue, e Mosca dall'altro, con il presidente Vladimir Putin, forte dell'appoggio della Cina e dei sudditi ucraini del Donbass delle Repubbliche secessioniste, che lui stesso ha riconosciuto. Ma la situazione è molto più complessa di così.

Prima di andare ad esaminare le cause della crisi tra Russia e Ucraina, bisogna fare un passo indietro e capire come si configura quest'ultima a livello geopolitico. L'Ucraina infatti è un paese eterogeneo per storia, lingua e religione, con sostanziali differenze tra Est e Ovest, a maggioranza cattolica. Per anni sotto l'orbita sovietica, è diventato indipendente nel 1991, Crimea inclusa. Ma la stabilità politica e sociale è durata pochissimo. Già all'inizio del nuovo Millennio infatti sono emerse faglie profondissime tra i fautori dell'avvicinamento all’Unione Europea e all’Occidente e i sostenitori del legame storico con la Russia, che ha il suo bacino in particolare nelle zone a sud-est, nonché nel Donbass con i due stati separatisti non riconosciuti, e cioè la Repubblica popolare di Donetsk e la Repubblica popolare di Luhansk, dove il russo continua a essere la prima lingua. La polarizzazione tra Occidente e Oriente è confermata nello scrutinio presidenziale del 2004, ma non è ancora nulla in confronto a quello che accadrà nel 2014.

Quali sono i motivi storici della guerra?

A febbraio del 2014, infatti, il popolo ucraino caccia l'allora presidente filorusso Viktor Yanukovich, instaurando un governo ad interim filoeuropeo non riconosciuto da Mosca. La risposta di Vladimir Putin non si è fatta attendere, con l'annessione della penisola di Crimea e l'appoggio alla rivolta dei separatisti filorussi nel Donbass, regione nel Sud Est del Paese. D'altronde il numero uno del Cremlino ha sempre ritenuto che il suo Paese abbia un "diritto storico" sull’Ucraina, sin dai tempi dell'Unione sovietica, come ha scritto apertamente in un lungo articolo pubblicato lo scorso anno, in cui definisce Russia e Ucraina "una nazione". Sempre quell'anno migliaia di persone manifestano anche a Donetsk contro le nuove autorità di Kiev, filo-occidentali. Il 7 aprile, è proclamata la Repubblica popolare di Donetsk. Appena eletto, il presidente ucraino Pietro Poroschenko lancia un’operazione ‘antiterrorista’ (ATO) per tentare di riprendere le città del Donbass, finite in gran parte in mano ai separatisti. La situazione è convulsa almeno fino al 2015 con la firma degli cosiddetti accordi di Minsk 2, con il quale è stabilito un cessate il fuoco che non è mai stato davvero rispettato. Basti pensare che nell’agosto scorso, l’OSCE contava 1761 esplosioni provocate da bombe di artiglierie e mortai.

Qual è il ruolo della NATO e dell'Occidente?

Intanto, già dal 2008, quindi prima dell'instaurazione del governo filo-occidentale non riconosciuto da Putin, l’Ucraina stava lavorando per entrare nella Nato. Ma l’Alleanza atlantica non può accettare nuovi membri già coinvolti in conflitti. Non solo. Kiev dovrebbe combattere la corruzione e intraprendere un percorso di riforme politiche e militari, dunque ancora adesso l'ingresso nell'Alleanza sembra improbabile. Nonostante ciò, Mosca si oppone a questa possibilità – è una delle condizioni poste per la fine delle ostilità – temendo che i Paesi occidentali, Usa in primis, possano servirsi del territorio ucraino per stabilirvi basi e radar, con nuovi intercettori antimissili, come quelli dispiegati in Romania e in Polonia. In altre parole, il Cremlino vuole mantenere la sua sfera d’influenza nell’aerea, e vuole che la Nato rinunci alle sue attività nell’Est Europa.

Cosa sta succedendo in Ucraina?

Per ottenere garanzie scritte dagli occidentali, Mosca sta attuando un dispiegamento di forze fra la Bielorussia, il distretto occidentale a ridosso del confine ucraino e la Crimea, oltre che con la flotta, facendo temere ai più un blocco navale delle coste ucraine, contro Odessa e Mariupol, per far scendere al compromesso il governo guidato dall'ex comico Zelenski, filo-occidentale. Al momento, secondo alcune fonti, al confine con l'Ucraina, per un totale di 2.200 chilometri, sarebbero ammassati oltre 100mila soldati russi, un numero nettamente superiore a quello di Kiev. Il premier britannico Boris Johnson ha parlato nei giorni scorsi dell’ipotesi di una "guerra lampo" per conquistare la capitale ma il sospetto che molti hanno è che Putin stia di fatto bluffando per alzare la posta con l’Occidente per il suo lungo elenco di richieste che vanno oltre l’Ucraina, come l'annullamento del dispiegamento di truppe nel blocco di Paesi – da quelli baltici ai Balcani, ovvero buona parte dell’Europa orientale – che si sono uniti dopo il 1997. Attualmente i negoziati sono in corso, e si valuta la possibilità di un incontro tra Putin e Zelensky, mai avvenuto finora dall'inizio del conflitto, probabilmente in Turchia, con il presidente Erdogan che sta svolgendo un ruolo attivo di mediazione tra i due Paesi.

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