27 Ottobre 2022
15:36

Perché le donne potrebbero essere decisive nelle elezioni di Midterm 2022

L’intervista di Fanpage.it a Sergio Fabbrini, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università Luiss di Roma, sulle elezioni Usa di Midterm del prossimo 8 novembre: “Inflazione e aborto determineranno il risultato delle votazioni. Sulle questioni economico-locali su cui i repubblicani sono in vantaggio sui dem”.
Intervista a Prof. Sergio Fabbrini
direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università Luiss di Roma.
A cura di Ida Artiaco

Inflazione e aborto: sono questi i temi su cui si giocheranno le elezioni Usa di Midterm 2022 che si svolgeranno il prossimo 8 novembre.

Ne è convinto Sergio Fabbrini, direttore del Dipartimento di Scienze Politiche dell'Università Luiss di Roma, che a Fanpage.it ha spiegato quali potrebbero essere i risultati delle votazioni di metà mandato, quando gli elettori statunitensi voteranno per il rinnovo della Camera dei rappresentanti e di un terzo del Senato, e cosa potrebbe influenzarle.

Si tratta di uno degli appuntamenti politici più importanti Oltreoceano per capire la tenuta del partito del presidente in carica, in questo caso dei democratici di Joe Biden, su cui continua ad aleggiare l'ombra di Donald Trump.

Prof. Sergio Fabbrini.
Prof. Sergio Fabbrini.

Professor Fabbrini, secondo lei quale potrebbe essere il verdetto delle prossime elezioni di Midterm?

"In generale, le elezioni di Midterm, chiamate così perché si svolgono tra una elezione presidenziale e l'altra, sono sempre molto negative per il presidente in carica. È la valvola di sfogo per dare libera manifestazione all'insoddisfazione degli elettori. In questo caso, ci sono anche delle ragioni strutturali, perché i repubblicani possono conquistare almeno una delle due Camere, in particolare la Camera dei Rappresentanti, dove i sondaggi li danno in vantaggio".

Perché?

"La ragione principale è l'inflazione. Gli Usa stanno registrando un tasso di inflazione che è tra i più alti mai registrati nel secondo Dopoguerra, diverso sicuramente da quello che abbiamo noi in Europa. È questa la principale preoccupazione secondo tutti i sondaggi dell'elettore medio americano.

Come controbilanciamento c'è però anche la preoccupazione per la sentenza della Corte suprema che abolisce di fatto l'aborto come diritto federale lasciando ai singoli stati il compito di stabilirne la natura. In molti di questi la decisione ha portato alla mobilitazione dell'elettorato femminile come non avveniva da tempo e quindi ci sono ipotesi che conducono a pensare che ci possa essere un ridimensionamento dell'ascesa repubblicana.

Per tirare le fila potremmo dire che i repubblicani potranno conquistare la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti ma c'è la ragionevole opzione che i dem possano mantenere la maggioranza al Senato. In questo caso la mobilitazione femminile potrebbe fare la differenza".

Secondo alcuni queste elezioni di Midterm sono una sorta di referendum tra Biden e Trump. Lei è d'accordo?

"Io credo di no. C'è un'ombra permanente nella politica americana che si chiama Donald Trump. Non si sa se lui ha deciso di ricandidarsi, agisce come se avesse deciso di farlo ma non prende una decisa e chiara posizione. È sottoposto a inchieste giudiziarie che potrebbero indebolirlo.

Ma queste sono elezioni che si corrono a livello di singoli distretti elettorali dove grosso modo nel caso della Camera dei Rappresentanti i distretti sono di circa 500mila persone e dove contano molto le motivazioni economiche. Dall'altro lato al Senato, dove la corsa si corre a livello dei singoli Stati, c'è la questione femminile, molto forte.

Ci saranno soprattutto questioni economico-locali su cui i repubblicani sono in vantaggio sui dem. L'inflazione, in particolare, è imputata a Biden nonostante negli ultimi 2 anni il presidente abbia fatto approvare una serie di misure come la legge contro l'inflazione basata sugli aiuti alle famiglie e alle imprese, ma non è riuscito a tenere sotto controllo questo che è l'obiettivo principale delle condizioni di vita degli americani, cioè l'aumento incontrollato dei prezzi".

Se allarghiamo lo sguardo alla politica estera, come andrebbe per Kiev se i repubblicani prendessero il Congresso?

"Se ciò succede potremmo entrare in una logica di governo diviso e non è escluso che una parte almeno del Senato pur di contrastare Biden possa prendere una posizione molto più vicina a quella della Russia rispetto a quella di Zelensky e della componente ucraina. Sarebbe opzione da valutare. Tuttavia, per ora, sembra che congresso e presidente siano abbastanza uniti sull'obiettivo di aiutare Kiev, anzi è uno dei pochi obiettivi largamente condivisi da entrambi i partiti, perché su tutto il resto sono polarizzati".

Secondo lei il risultato di queste elezioni influenzerà la decisione di Biden di una eventuale ricandidatura alle presidenziali 2024?

"Sicuramente. Tuttavia, è evidente che la forza di Biden risiede nella minaccia di Trump. L'attuale presidente ha dimostrato di essere in grado di batterlo e fin quando l'ex tycoon continua a paventare una sua ricandidatura mi sembra difficile che possa emergere qualcun altro dal partito democratico per contrastarlo.

Biden è sostenuto indirettamente da Trump, ma sarebbe un peccato ripetere la stessa polarizzazione del 2020 in assenza di altri leader da una parte e dall'altra capaci di dare una prospettiva diversa alla politica americana che sta vivendo una crisi drammatica, che non ha precedenti almeno dopo la guerra civile di metà Ottocento".

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