Ora Israele ha deciso di annettere definitivamente la Cisgiordania: “Porteranno la guerra nelle città palestinesi”

Quella presentata negli ultimi giorni dal governo israeliano dà l'idea di essere la mossa decisiva per attuare l'annessione dei territori palestinesi in Cisgiordania. I potenti del mondo si stanno dando appuntamento per la prima riunione del Board of Peace per Gaza, la struttura composta da Stati e colossi privati (esclusi i palestinesi e perfino l'Autorità Nazionale Palestinese) che dovrà disegnare il futuro di Gaza, il governo Netanyahu lancia la sua offensiva ad Est, in Cisgiordania. Le nuove regole sono state presentate dai ministri Bezalel Smotrich, Yariv Levin e Israel Katz e prevedono nuove norme per la registrazione della proprietà delle terre in Cisgiordania.
In pratica, se i palestinesi non potranno dimostrare la proprietà della loro terra, le stesse verranno dichiarate come proprietà demaniale. Quello che succederà successivamente è che quelle terre verranno assegnate ai coloni che ci costruiranno nuovi insediamenti, considerati illegali dal diritto internazionale, e ruberanno di fatto la terra ai palestinesi. Un processo che in parte era già stato avviato in alcune zone della Cisgiordania più rurale, ma che ora sarà implementato e addirittura portato nelle grandi città palestinesi. Un gigantesco lavoro amministrativo che porterà all'annessione di importanti pezzi della Cisgiordania e, cosa ancora più grave, farà schizzare la tensione alle stelle nelle città, dove gli israeliani vorranno dichiarare intere zone come proprietà dello Stato di Israele.
Il sistema della definizione della proprietà: così avviene l'annessione
Il Ministro di estrema destra Smotrich, leader del partito sionismo religioso, ha presentato le misure parlando di "una rivoluzione degli insediamenti, per controllare tutte le terre". Le misure prevedono un nuovo meccanismo di registrazione della proprietà dei terreni, che riguarda l'area C della Cisgiordania. Dopo gli accordi di Oslo, la Cisgiordania è stata divisa in area A, B e C. Nell'area A il controllo amministrativo e di sicurezza è affidato all'Autorità Nazionale Palestinese, nell'area B il controllo amministrativo e di sicurezza è misto, mentre nell'area C l'intero controllo dei territori palestinesi viene affidato alle autorità israeliane. Stiamo parlando, per l'Area C, di circa il 60 per cento di tutta la Cisgiordania. Quello che viene chiesto ai palestinesi è di esibire documenti validi e riconosciuti da Israele sulla proprietà della terra, a fronte però di 80 anni di occupazione.
È dal 1968 che tutte le procedure di registrazione della terra sono bloccate da Israele, pertanto i soli atti di proprietà delle terre per i palestinesi laddove siano ancora dimostrabili, fanno riferimento ad una data precedente al 1968, in alcuni casi alla dominazione giordana o addirittura all'Impero Ottomano. In buona sostanza, dal 1968 è impossibile per i palestinesi registrare la proprietà delle terre, ed oggi viene chiesto loro di esibire i documenti che la certificano. Non solo: secondo queste procedure, tutte le costruzioni delle abitazioni palestinesi nei villaggi sono da considerarsi abusive perché prive di permessi. È proprio con questo meccanismo che avvengono da anni, ma con particolare frequenza dal 2023, gli abbattimenti di massa delle case palestinesi ad opera degli israeliani. Le autorità di Tel Aviv hanno portato avanti questi controlli fino ad ora sul 44 per cento del territorio dell'area C, e il risultato è che il 27 per cento della terra è stato dichiarato proprietà dello Stato di Israele ed il 17 per cento è rimasto ai palestinesi. Si tratta di un lavoro enorme, che comporta impiego di personale amministrativo, militare, ricerche e verifiche.
Con le nuove norme la Knesset ha stanziato 211 milioni di shekel per estendere questo tipo di controllo al restante 56 per cento dell'area C della Cisgiordania, e anche alle aree A e B dove, secondo gli accordi di Oslo, Israele non avrebbe alcune giurisdizione. "La terra che viene rubata ai palestinesi è diventata la totalità – spiega a Fanpage.it, Damiano Censi di Mediterranea Saving Humans – è un quadro ingiusto, una forza di occupazione non ha diritto di stabilire di chi è la proprietà di quella terra, secondo i propri canoni e secondo il proprio catasto. Tutto questo porta sostanzialmente all'accelerazione della pulizia etnica e dell'annessione dei territori palestinesi".
L'estensione di queste procedure all'area A e B di fatto va a cancellare gli accordi di Oslo: "Con gli accordi di Oslo – continua Censi – viene stabilito che le autorità israeliane non hanno autorità amministrativa sulle grandi città palestinesi, ma nonostante questo ci sarà questo nuovo meccanismo di certificazione della terra. Questo significa sostanzialmente la violazione sistematica degli accordi di Oslo, anche una città di area A, come Hebron, diventa di area C, sotto totale controllo israeliano per il controllo amministrativo e militare".

Dalla confisca delle terre alla concessione ai coloni
Ma se la comunità di un intero villaggio palestinese non riesce, poiché è impossibile, a presentare i documenti validi di proprietà della terra, e questa viene dichiarata terreno demaniale, cosa succede? È presto detto: il villaggio verrà raso al suolo. È questo lo scenario che già avviene in diverse regioni, come quella della Massafer Yatta, dove secondo l'osservatorio per i diritti umani di Mediterranea Saving Humans si registrano 8,8 violazioni dei diritti umani al giorno. Vi abbiamo già raccontato su Fanpage.it i casi come quello del villaggio di Khallet at Daba, completamente raso al suolo dagli israeliani, o il caso del villaggio di Um al Khair, colpito contemporaneamente dall'abbattimento delle case palestinesi e dall'ampliamento della colonia di Carmel. Una volta abbattute le abitazioni palestinesi, la terra divenuta di proprietà dello Stato d'Israele, viene poi data in concessione.
Sono già in essere da tempo i contratti di allocazione delle terre, che vengono stipulati dallo Stato di Israele con grandi organizzazioni di coloni. Una di queste è la Settlement Division, un ramo della World Zionist Organization. Già ora attraverso questi contratti con cui si concedono terre per la pastorizia e l'agricoltura, si implementa il meccanismo delle colonie. Le organizzazioni che sottoscrivono i contratti fanno gestire poi le terre ai coloni, che creano prima delle "farm" (fattorie) e poi dei veri e propri insediamenti. Il meccanismo è ben descritto dal rapporto "The bad Samaritian" di Peace Now, pubblicato a marzo del 2025.
Proprio l'organizzazione israeliana è intervenuta duramente sulle nuove norme del governo Netanyahu: "La decisione del governo sull'insediamento di terre in Cisgiordania è un mega furto di terre palestinesi. La registrazione dei terreni comporterà il trasferimento della proprietà della stragrande maggioranza dell'Area C allo Stato, lasciando i palestinesi senza la possibilità pratica di esercitare i propri diritti di proprietà. Non è un caso che il diritto internazionale proibisca l'insediamento di terre nei territori occupati e che Israele stesso abbia emesso un ordine che lo vieta dopo il 1967″, scrivono in una nota.

"Vogliono portare la guerra nelle città palestinesi"
Ma se questo meccanismo di esproprio ha funzionato fino ad ora nelle aree più rurali, ora potrà essere applicato anche nelle città, portando a un innalzamento delle tensioni senza precedenti. Le nuove regole prevedono anche la possibilità per gli israeliani di poter acquistare terreni palestinesi, in area A e B, cosa di fatto proibita fino ad ora. Inoltre le mappe catastali saranno accessibili a tutti, consentendo anche ai coloni di andare a consultarle per individuare le zone più sensibili dove andare a fare pressione con violenze, aggressioni e minacce e segnalare direttamente alle autorità israeliane dove intervenire.
Immaginiamoci cosa potrà succedere a Ramallah, a Betlemme, a Nablus, con l'arrivo quotidiano di militari e civili israeliani che vanno a controllare la proprietà della terra e nel caso in cui i certificati vengano considerati carenti, dichiarano quelle zone come proprietà dello Stato di Israele: una polveriera pronta ad esplodere. "Questo significa portare la guerra nelle città palestinesi – spiega Damiano Censi – immaginatevi un blitz in una città palestinese e la popolazione che si ribella alla confisca delle terre, è il perfetto pretesto per una azione militare violenta. Vogliono la guerra in Cisgiordania, è evidente".
La città da cui le autorità israeliane vogliono iniziare i controlli sulla proprietà è Hebron, la più grande città palestinese con oltre 800 mila abitanti, che ha la particolarità di avere nel proprio centro un insediamento di 500 coloni protetti da 1000 militari dell'IDF con tanto di check point fissi e filo spinato. Uno scenario la cui pericolosità viene condivisa anche dalla principale organizzazione per i diritti umani israeliana, B'Tselem: "Le nuove leggi formalizzano legalmente la possibilità per i cittadini israeliani, così come per gli enti statali ufficiali, di acquistare terreni in tutta la Cisgiordania – commenta a Fanpage.it Yair Dvir, portavoce di B'Tselem – in questo modo verrà promossa la presa del potere israeliana non solo attraverso l’espulsione forzata delle comunità palestinesi, che sta già accadendo, e non solo attraverso il violento sequestro di vaste aree di terreno agricolo, che pure sta già avvenendo, ma anche attraverso pressioni sui palestinesi affinché vendano terreni nel cuore delle città. Ciò porterà inevitabilmente al radicamento territoriale israeliano e a una presenza militare permanente all’interno dei villaggi e delle città, con l’obiettivo di cacciarne i residenti".
Mentre la Corte internazionale di giustizia ha definito le colonie israeliane illegali, e ne aveva ordinato lo smantellamento entro settembre 2025, la direzione del governo Netanyahu va in direzione opposta al diritto internazionale. E nonostante la contrarietà finanche dell'amministrazione Trump, il governo di estrema destra di Israele vuole continuare nel suo piano di annessione definitiva della Palestina. "Nel loro insieme, queste politiche, insieme alla continua e violenta pulizia etnica sul campo, sono pienamente coerenti con la visione israeliana: non solo eliminare ogni possibilità di uno Stato palestinese e promuovere l’annessione formale, ma soprattutto cancellare l’esistenza palestinese in tutta la Cisgiordania" commenta Dvir. L'impressione è che si stia preparando un'altra sanguinosa offensiva militare.