15 Gennaio 2013
18:35

Nicolas Maduro – Il successore designato di Hugo Chavez “nel caso in cui…”

Mentre Hugo Chavez è in convalescenza a Cuba da oltre un mese, il suo vice presidente – Nicolas Maduro – è da qualche settimana alla guida di un paese momentaneamente orfano del suo caudillo. Lo hanno definito “il migliore” tra i membri del governo chavista, ma chi è Nicolas Maduro?
A cura di Anna Coluccino

Cinquant'anni, Ministro degli Esteri del governo Chavez 2006-2012, attuale vicepresidente del Venezuela. In un vita precedente è stato autista di autobus, poi sindacalista e – ora – in assenza del leader della Rivoluzione Bolivariana, ancora ricoverato a L'Avana in seguito all'ennesima operazione chirurgica, è alla guida del governo Venezuelano. Cinque settimane fa, prima di tornare a Cuba per sottoporsi alle cure mediche, Chavez aveva dichiarato che il suo favore per la successione alla guida della Rivoluzione Bolivariana andava, senza ombra di dubbio, a Nicolas Maduro: un uomo descritto come una persona pacifica, sorridente; un lavoratore indefesso, un sincero sostenitore del sogno d'unificazione del Sud America, ma – soprattutto – il principale artefice degli importanti avanzamenti  nel processo di integrazione latinoamericana.

L'8 dicembre 2012, infatti, Maduro è riuscito a portare il frutto del suo lavoro al vertice del Mercosur tenutosi a Brasilia; il primo al quale il Venezuela abbia mai partecipato con il titolo di membro a tutti gli effetti, il primo in cui si sia registrata l'adesione della Bolivia. Secondo i detrattori di Maduro, però, la scelta di Chavez sarebbe da ricondurre principalmente ai buoni rapporti che il Vice Presidente venezuelano intrattiene con Cuba. Ciò nonostante,  sono molti gli osservatori internazionali che – secondo quanto riportato dal Wall Street Journal all'indomani della dichiarazione di successione –  ritengono Maduro "il politico e l'amministratore migliore della cerchia di Chavez".

La dichiarazione di Hugo Chavez in sostegno a Maduro non lascia spazio a interpretazioni: "Se dovesse succedermi qualcosa che mi rendesse inadatto a guidare la Repubblica Bolivariana del Venezuelana, Nicolas Maduro non dovrebbe semplicemente portare a compimento il suo termine, come sancito dalla costituzione,  ma è mia ferma, piena, irrevocabile, assoluta  e totale opinione che, in un simile scenario, considerato l'obbligo a convocare nuove elezioni presidenziali, dovreste scegliere Maduro come presidente. Ve lo chiedo con il cuore".

Nella vita pubblica così come in quella privata, il curriculum di Nicolas Maduro si presenta quasi senza macchia. Unico neo della sua carriera sembra essere l'infelice epiteto (traducibile con: frocio) che all'inizio del 2012 lanciò all'indirizzo dei membri dell'opposizione in un pubblico dibattito durante il quale si parlava della dittatura fascista  in Venezuela e del tentativo di golpe intentato da Chavez – nel 1992 – per rovesciare il governo di Carlos Andrés Peréz. Il mondo LGBT si sollevò indignato, ma le scuse alla comunità gay arrivarono pronte e chiare. Maduro chiese perdono per aver offeso la comunità gay e domandò comprensione per la sua infelice uscita, motivata dall'accaloramento che aveva caratterizzato la discussione con l'opposizione. Eccezion fatta per questo episodio, Maduro sembra amato e tenuto in grande considerazione dal popolo venezuelano.

Un rappresentante europeo lo ha definito "il più pacato e il meno pungente tra tutti i chavisti, il migliore con cui avere a che fare". Si tratta – insomma – di una soluzione che piace quasi a tutti: piace agli osservatori internazionali, piace ai venezuelani che lo preferiscono di gran lunga a quello che era il suo possibile concorrente (Diosdado Cabello, militare dagli stretti legami con le forze armate e le imprese che – all'indomani dell'endorsement di Chavez a Maduro – ha immediatamente manifestato la sua totale fedeltà a entrambi), e piace soprattutto a Hugo Chavez che lo ha definito: "un rivoluzionario completo, un uomo di grande esperienza nonostante la giovane età, dotato grande decisione e capacità operativa, sia nella guida che nella gestione delle situazioni, anche le più difficili".

L'amicizia tra Chavez e Maduro dura da ormai oltre vent'anni, e appare evidente come il presidente venezuelano riponga nel suo vice una fiducia sconfinata; una fiducia che trova molteplici appigli nella storia dei due e che si basa su effettive e costanti dimostrazioni di fedeltà che Maduro ha ripetutamente offerto alla causa bolivariana. A partire da quando, nel 1992, manifestò attivamente per la liberazione di Chavez in seguito al tentativo di golpe (liberazione avvenuta, per amnistia, nel 1994). La sua dedizione alla causa fu – fin dal principio – così totale da aver influito anche sulla sua vira privata. Durante l'intenso lavoro per la campagna in favore della liberazione del futuro caudillo, infatti, conobbe e sposò uno dei legali di Chavez: Cilia Flores.

Maduro è uno dei pochissimi ad avere accesso alle diagnosi di Chavez, lo ha ripetutamente accompagnato a Cuba e – pochi giorni fa – è tornato dall'ultima visita al caudillo, ancora sotto osservazione a L'Avana. Lì Chavez ha recentemente ricevuto anche la visita di Cristina Kirchner, presidente argentina. Di ritorno dalla visita durante la quale Maduro ha "visitato la famiglia, incontrato lo staff medico, visitato il nostro comandate Chavez e presentato le buone notizie di una nazione a lavoro", il Vice Presidente ha voluto sottolineare e ribadire la sua assoluta lealtà alla leadership del caudillo venezuelano. "Giuro sulla costituzione bolivariana" – ha affermato Maduro – che difenderò il comandante Chavez in ogni strada e per mezzo della ragione, con la verità, la forza e l'intelligenza di un popolo che si è liberato dal giogo della borghesia".

Sembra, insomma, che Hugo Chavez abbia davvero scelto l'uomo giusto per la successione, quello su cui investire perché venga portato avanti il progetto panamericano. Resta da capire se i venezuelani gli saranno altrettanto fedeli; specie considerando la grande distanza esistente – per ora – tra le personalità dei due leader: dominante e carismatico uno, gentile e diplomatico l'altro. Gli elettori di Chavez sono davvero disposti ad affidarsi nelle mani del pupillo Maduro così come si sono – ripetutamente – affidati al leader della rivoluzione bolivariana? Per il momento, sembrerebbe di sì. Ma l'eventuale peggioramento delle condizioni di salute di Hugo Chavez potrebbe aprire scenari inattesi mettendo in seria difficoltà Maduro. Del resto, per quanto forte possa essere il consenso del Vice Presidente in patria e fuori, c'è da considerare che gli USA non si lasceranno certo sfuggire l'occasione di rientrare negli affari venezuelani approfittando della scomparsa di Chavez; e di certo faranno l'impossibile perché il governo del paese sudamericano abbandoni le pratiche di nazionalizzazione delle risorse economiche e di internazionalizzazione dei processi politici. Sarà quello il vero banco di prova per Maduro. Finché resta il Vice Presidente di un caudillo acciaccato ma vivo, la sua leadership non corre pericoli. Se le condizioni di Chavez dovessero peggiorare, il futuro del Venezuala non sarebbe così certo come il caudillo vorrebbe.

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