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Neonato trovato morto annegato in un bagno chimico negli USA: era vivo quando è nato. Fermata la madre

A Gretna, nello Stato USA Louisiana, un neonato è morto annegato in un bagno chimico. L’autopsia ha rivelato che era vivo alla nascita. La madre, una 36enne senza fissa dimora, ora è in ospedale: sarà accusata di omicidio di secondo grado.
A cura di Biagio Chiariello
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Il bagno dove è stato trovato morto il neonato (immagini WDSU)
Il bagno dove è stato trovato morto il neonato (immagini WDSU)

Una storia che fa stringere il cuore quella che arriva dallo Stato USA della Louisiana. Giovedì mattina presto, poco dopo le tre, una donna entra barcollando in un ristorante della catena Waffle House (molto nota negli States) con i vestiti sporchi di sangue. Dice di aver appena partorito lì vicino. Pochi minuti dopo, gli agenti della Polizia di Gretna fanno una scoperta devastante.

Il corpicino di un neonato galleggiava nel serbatoio di un bagno chimico. Era vicino a un cantiere, a un isolato dal locale.

L’autopsia ha rivelato la verità più crudele: il piccola era vivo alla nascita. Pesava 3,26 chili, era nato nel terzo trimestre di gravidanza e aveva respirato. Poi è morto per asfissia da annegamento.

La madre è Lakesha Lemelle, 36 anni. Al momento del parto pare fosse senza fissa dimora. È stata portata in ospedale e, una volta dimessa, dovrà rispondere di omicidio di secondo grado. La donna aveva già avuto guai con la giustizia: a gennaio era stata arrestata per essere entrata senza permesso in alcune abitazioni.

Lakesha Lamelle
Lakesha Lamelle

La vicenda ha lasciato un’amarezza profonda in chi segue questi casi ogni giorno. Lise Naccari, fondatrice di Compassionate Burials for Indigent Babies, non riesce a nascondere il rammarico: "È molto triste. Tutto questo si poteva evitare".

Esiste infatti la Safe Haven Law, una legge della Louisiana che permette alle madri di lasciare il neonato in modo anonimo in luoghi sicuri – ospedali, caserme dei vigili del fuoco, stazioni di polizia – senza rischiare accuse di abbandono. Il bambino avrebbe ricevuto cure immediate e una possibilità di vita.

"Sua madre avrebbe potuto dargli una chance", conclude Naccari. "Avrebbe potuto dargli la vita".

Le indagini della Polizia di Gretna proseguono per ricostruire le ore drammatiche prima del parto.  Tim Genevay, direttore delle operazioni forensi dell’ufficio del coroner, ha peraltro confermato che al momento non ci sono parenti che si sono fatti avanti per l'organizzazione del funerale del neonato.

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