Nel rogo di Crans-Montana oltre 400 fra morti e feriti, le denunce: “Soccorsi lenti, feriti con la bocca nera”

Sono oltre 400 le persone rimaste ferite e traumatizzate dopo i fatti di Crans-Montana. Questi i numeri forniti dalla Conferenza svizzera dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS) che al bilancio ufficiale di 41 morti e 115 feriti ha aggiunto anche 250 persone fra testimoni e soccorritori rimasti traumatizzati.
A pesare sul bilancio finale è stata anche l'estrema lentezza della macchina dei soccorsi di quella notte, come emerge dalle testimonianze rese dai sopravvissuti durante gli interrogatori alla Procura di Sion, e anche dalle denunce depositate in Svizzera e a Roma, all'interno dei due fascicoli d'indagine aperti per lesioni, incendio, e omicidio a titolo colposo.
Una volta usciti dall'inferno di fuoco del bar Le Constellation, teatro della strage, le vittime sono rimaste per ore esposte a temperature sotto lo zero, privi di indumenti adatti e coperte termiche, il tutto mentre erano intossicati dal fumo. Il tempo intercorso tra la prima chiamata ai soccorsi, avvenuta intorno all'1.28, fino all'arrivo della prima coperta termica e delle prime bombole d'ossigeno, sarebbe stato di quasi due ore per i più fortunati.
"Sono rimasti per ore buttati sulla strada, con i vestiti bruciati dal fuoco o strappati, e avevano tutti il volto, la bocca, e i denti neri, come se avessero mangiato carbone. I miei assistiti che erano lì raccontano scene terribili", spiega a Fanpage.it l'avvocato Fabrizio Ventimiglia, uno dei legali di parte civile che sta seguendo la vicenda di Crans-Montana.
La denuncia dei feriti: "Solo due ambulanze per centinaia di persone"
L'incendio nel Constellation si è sviluppato a partire dal seminterrato dove c'erano il bar, il biliardo, la saletta fumatori, e la postazione del dj. Per isolare acusticamente questa zona, il proprietario Jacques Moretti – tra gli indagati insieme alla moglie Jessica – aveva installato sul soffitto della schiuma fonoassorbente, un materiale facilmente infiammabile che, a contatto con le candele pirotecniche poste sopra le bottiglie di champagne servite ai tavoli, avrebbe scatenato fiamme ed esalazioni tossiche.
Il fuoco sarebbe partito in maniera improvvisa, costringendo tutti coloro che si trovavano nel seminterrato a riversarsi sulla rampa che conduceva al piano superiore, posto a livello strada, e all'uscita. Questo effetto imbuto ha causato i primi morti, come si evince dalla posizione dei corpi segnalata nei fascicoli d'indagine, disposti intorno alla scala. A coloro che sono riusciti a salire senza farsi schiacciare o intossicare, però, le cose non sono andate molto meglio.

Nei video di quella notte ottenuti da Fanpage.it si vedono ragazze e ragazzi sdraiati fuori dal locale. Sono senza fiato, sull'asfalto nella notte di Capodanno, mentre intorno c'è un forte odore di bruciato.
I primi soccorritori erano persone comuni, turisti e residenti allarmati per quello che stava accadendo, come l'italiano Paolo Campolo, rimasto a sua volta ferito e intossicato nel tentativo di salvare i giovani intrappolati nel bar. I racconti di quei momenti parlano di sole due ambulanze giunte sul posto, e non adeguatamente attrezzate per fare fronte a un'emergenza simile con centinaia di feriti. Gli svenuti venivano portati in spalla dall'asfalto al bar 1900, poco distante, o alla banca adiacente, aperta proprio per fornire riparo.
Tra loro c'è anche Sofia, 15 anni, che ha perso i sensi ai piedi della scala a causa del dolore per le ustioni. Quando è stata portata nel centro di soccorso improvvisato all'interno della banca, i soccorritori le hanno sciacquato la bocca con dell'acqua, l'interno era completamente nero a causa delle esalazioni.
Come emerge dai dati forniti proprio dalla Conferenza svizzera dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS), a scontare le conseguenze psicologiche di quella notte non è solo chi si trovava dentro al Constellation, ma anche chi stava assistendo e prestando i primi aiuti in una condizione di caos totale.
Non c'erano abbastanza barelle, non c'erano abbastanza bombole d'ossigeno, e tutti i sopravvissuti facevano fatica a respirare. Nel giro di qualche ora è stato allestito un ospedale da campo all'altezza del golf club di Crans-Montana, dall'altra parte del paese. I primi feriti gravi vi sono arrivati tra le tre e mezza e le quattro di notte, prima di essere trasferiti all'ospedale di Losanna nella mattinata. Durante tutto questo tempo non è stato possibile effettuare le docce e altre procedure che normalmente si dovrebbero svolgere subito per eliminare dall'organismo le sostanze tossiche sprigionate dai fumi degli incendi.
Nessuno era preparato a gestire l'emergenza, dagli operatori sanitari ai pompieri, come ha ammesso nella sua deposizione in qualità di teste anche il capo dei Vigili del Fuoco, David Vocat. Nella sua testimonianza del 16 febbraio ammette che il personale non era in alcun modo pronto rispetto al carico di lavoro.
"La responsabilità delle istituzioni, e soprattutto del Comune, non è limitata solo agli omessi controlli, ma è relativa anche alla gestione di tutti i soccorsi di quella sera", è il convincimento dell'avvocato Ventimiglia. Per la seconda volta è stata respinta la richiesta di ammettere il Comune di Crans-Monatana come parte civile all'eventuale processo. Il sindaco Nicolas Féraud, e due dei suoi responsabili alla sicurezza sono indagati insieme ai Moretti per i mancati controlli all'interno del Constellation.
I Moretti stessi durante gli interrogatori si difendono dicendo che anche durante i soli due controlli effettuati – nel 2018 e nel 2019 – non sono stati rilevati problemi dai tecnici comunali, neanche per quanto riguarda la schiuma fonoassorbente lasciata a vista. Oltre alla questione dei mancati controlli, l'indagine potrebbe presto allargarsi alla gestione dell'emergenza, come chiedono le famiglie dei sopravvissuti, i quali dovranno affrontare le conseguenze fisiche e psicologiche di quella notte, per sempre.
"Conseguenze esalazioni impossibili da prevedere"
Le conseguenze dell'intossicazione da fumo sono ancora difficili da prevedere, come spiega a Fanpage.it l'avvocato Domenico Radice, che assiste sei vittime, di cui tre sono ancora in ospedale: "Non è ancora possibile stimare la portata del danno polmonare, per cui anche per coloro che sono stati dimessi il controllo è continuo: ogni tre mesi. È necessario per valutare che non ci siano insorgenze spiacevoli a fronte di quello che hanno respirato. Sicuramente è una vita sconvolta".
Anche tra i suoi assistiti ci sono ragazzi minorenni: "Alcuni hanno perso i loro amici di sempre, avevano costruito un legame negli anni perché frequentavano la stessa compagnia, si può immaginare qual è la reazione psicologica di chi ha perso i propri amici in un incendio. In più, si aggiunge l'angoscia di aver respirato qualcosa di tossico".
Come già emerso sulle pagine di Fanpage.it, a complicare il tutto quella sera c'erano alcol e sigarette. "La somministrazione degli alcolici all'interno del Constellation – sottolinea Radice – avveniva al di fuori delle regole in vigore in Svizzera, che prevedono il divieto di somministrare qualsiasi forma di alcol ai minori di 16 anni, e per i ragazzi tra i 16 e i 18 è consentita solo la somministrazione di alcolici leggeri, cioè di vino e birra. In realtà venivano serviti anche superalcolici ai minorenni, e questo ha inciso direttamente sulla dimensione della tragedia".

Ora, sarà l'eventuale processo ad attribuire a ogni attore le rispettive responsabilità: "L'emergenza è stata estrema, parliamo di una vicenda che ha coinvolto tantissime persone contemporaneamente in una località sciistica. È stato un evento estremo a cui sarebbe stato necessario dare una risposta estrema, e questa non c'è stata. Ora bisogna capire se questa mancanza è colposa, oppure integra aspetti di negligenza da parte di chi ne aveva la responsabilità".