Nassiriya: arrestati i responsabili dell’attentato agli italiani

A distanza di quasi nove anni, la polizia irachena ha arrestato sette persone, con l'accusa di aver preso parte alla strage di Nassiriya in cui persero la vita 19 italiani, 12 carabinieri, 5 militari dell'esercito e due civili, oltre a 58 feriti. Secondo quanto riferisce l'agenzia privata Aswat al Iraq, che cita la "fonte responsabile nella provincia di Zikar", i sette arrestati "hanno confessato di avere appoggiato e assistito" l'attacco alla Base Maestrale che all'epoca ospitava il personale iracheno. Gli arresti sarebbero avvenuti nell'ambito di una serie di indagini legate all'escalation di attentati degli ultimi mesi a Nassiriya che hanno provocato la morte di almeno 50 persone. Tuttavia i responsabili di quello che, ad oggi, è l'attacco più sanguinoso compiuto contro militari italiani dalla Seconda guerra mondiale, non hanno alcun legame con queste ultime stragi.
L’attentato avvenne alle 10:40, ora locale del 12 novembre del 2003: un camion cisterna pieno di esplosivo scoppiò davanti alla base italiana dei Carabinieri, in missione di pace in Iraq nell’operazione “Antica Babilonia”, provocando l’esplosione del deposito munizioni della base militare. La stessa agenzia ricorda che l'attentatore era il marocchino Abal Qassem Abal Leil e che nel settembre del 2008 colui che aveva confessato di avere organizzato l'attentato, l'iracheno Mohammed al Kurdi, fu impiccato.
"Questi arresti non riporteranno indietro i morti di Nassiriya"
Silvano Filippa, padre del Carabiniere scelto Andrea Filippa, che era di guardia all'ingresso della base "Maestrale" e con il suo fucile sparò ai due attentatori suicidi, evitando che la strage assumesse proporzioni ancora più gravi, si è detto indifferente alla notizia dell'arresto: «Il fatto che siano stati arrestati dopo 8 anni non mi riporterà mio figlio indietro». Al di là dell'onore e degli attestati di stima, ciò che preme a Filippa è garantire i risarcimenti già pattuiti in base alla sentenza del in base della Cassazione del gennaio 2011: «i famigliari delle vittime di Nassiriya sono ancora in attesa di un segnale da parte del Ministero della Difesa che non si è degnato di darci una risposta».