Bogaletch Gebre è morta, la donna considerata la più grande attivista etiope contro le mutilazioni genitali femminili si è spenta nei giorni scorsi all'età di 66 anni a Los Angeles dove era in cura. Definita come l'attivista che ha guidato la ribellione delle donne etiopi, Bogaletch per decenni si è battuta contro l'infibulazione delle bimbe nel suo Paese, una pratica barbara che lei stessa aveva subito a dodici anni crescendo in Africa e che era costata addirittura la vita alla sorella maggiore. "Era in gravidanza avanzata, aspettava due gemelli. Ha cominciato a perdere sangue e non hanno potuto farle partorire i bambini, perché a causa delle cicatrici l’apertura era troppo stretta. Chiamano la pratica rimozione della sporcizia. Ti dicono che manterrà la donna pulita. Ma il suo significato reale è rendere una giovane donna docile e obbediente, e controllare la sua sessualità. Quando è toccato a me, sono quasi morta a causa dell’emorragia”, aveva raccontato Bogaletch ricostruendo l'orrore vissuto che infine l'avevano spinta a lottare per i diritti delle donne del suo Paese.

Ad annunciare la morte di Bogaletch Gebre è stato il sito web dell'organizzazione no profit che lei aveva fondato oltre venti anni fa, la KMG Etiopia. Una organizzazione che nel corso degli anni ha contribuito a porre fine alla pratica delle mutilazioni genitali radicata nella cultura locale e ha dato potere alle donne in quel paese. Nata da una famiglia di contadini, grazie alle sue capacità nello studio era emigrata in Usa, dove era stata selezionata per un master all'Università del Massachusetts e poi per un dottorato in epidemiologia all'Università della California, ma poi era tornata nel sua terra per combattere anche per le altre donne .

Nel corso della sua vita Bogaletch Gebre si è battuta non solo contro l'infibulazione ma anche contro tutte le pratiche di sottomissione delle donne in Africa come l'altra piaga delle spose bambine. "Ho cominciato raccontando la mia storia e la storia di mia sorella, e le donne hanno cominciato a capire e piangevano, perché anche loro conoscevano qualcuna che era morta, perché le loro bambine erano morte" aveva raccontato. Grazie al suo lavoro migliaia di ragazzine nel suo Paese sono potute andare a scuola e la pratica delle mutilazioni drasticamente ridotta.