18 Luglio 2021
22:11

Migliaia di attivisti e giornalisti venivano controllati dai governi autoritari

I cellulari di migliaia di attivisti per i diritti umani, giornalisti, avvocati e manager di tutto il mondo venivano tenuti sotto controllo da governi autoritari. Grazie al software Pegasus, sviluppato da un’azienda israliana, si possono leggere messaggi ed email, ma anche ascoltare e registrare le telefonate e azionare il microfono da remoto.
A cura di Tommaso Coluzzi

Un software israeliano, centinaia di giornalisti e attivisti e alcuni governi, tra i più autoritari al mondo, che li spiavano indisturbatamente. Un'inchiesta a cui hanno lavorato diciassette testate internazionali, tra cui il Washington Post e il Guardian, rivela il meccanismo con cui alcuni governi tenevano sotto controllo chi fosse reputato scomodo. Tra questi, secondo quanto scrive il Wp, c'è anche quello guidato da Viktor Orban in Ungheria. Inoltre, secondo quanto emerso dalle carte dell'inchiesta, nel mirino di chi spiava e controllava sarebbero finiti anche persone molto vicine a Jamal Khashoggi, il giornalista saudita brutalmente assassinato.

Parliamo di attivisti per i diritti umani, giornalisti, avvocati e manager di tutto il mondo sorvegliati da governi autoritari che utilizzano software di hacking venduti dalla società di sorveglianza israeliana Nso Group. Il software in questione si chiama Pegasus, ed è sostanzialmente un malware che infetta i telefoni cellulari, che siano Apple o dispositivi che utilizzano il sistema Android, e permette di visionare tutto: messaggi, foto, email, registrare le chiamate, attivare il microfono da remoto. Ufficialmente l'azienda israeliana sostiene che Pegasus venga utilizzato esclusivamente contro criminali e terroristi.

Pegasus sarebbe stato utilizzato da moltissimi Paesi, tra cui Messico, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Ungheria. Nello specifico, secondo quanto emerso dall'inchiesta delle testate giornalistiche, il governo di Orban l'avrebbe usato per la guerra ai media cominciata alcuni anni fa: dai giornalisti investigativi al giro di manager dei media indipendenti. Nella lista emersa dalla fuga di notizie ci sono più di 50mila numeri di telefono, che non per forza erano sotto controllo, ma quantomeno segnalati per diventarlo. Quello che non emerge dalla lista è chi abbia deciso di inserire un determinato numero di telefono, ma si sa che ci sono i cellulari di reporter di Cnn, New York Times, Wall Street Journal, Financial Times, Voice of America e Al Jazeera.

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