È arrivata la condanna nei confronti di Louise Porton, la 23enne britannica accusata di aver ucciso le figlie di tre anni e 17 mesi, perché avrebbero “ostacolato” la sua vita sessuale. La Corte di Birmingham non ha avuto pietà nel giudicarla colpevole in un processo durato appena cinque settimane: ergastolo, con un minimo di 32 anni di carcere. Lexi Draper e Scarlett Vaughan sono state uccise a distanza di poco più di due settimane l'una dall'altra all’inizio di quest’anno.

Come scrive il Mirror, la Porton le considerava d’intralcio le due bimbe. La maternità le stava praticamente impedendo di vivere la sua sessualità come avrebbe voluto. Lexi è stata strangolata lo scorso 15 gennaio: la piccola è deceduto dopo giorni di agonia in ospedale. Successivamente, nella giornata del primo febbraio, Scarlett Vaughan sarebbe morta allo stesso modo. Sul suo corpo sono stati rintracciati segni di sanguinamento nella zona del collo. A inchiodare la madre sono stati i comportamenti tenuti subito dopo la tragedia. La 23enne è stata vista andare in bagno e scattarsi delle foto in topless mentre Lexi era ricoverata. Inoltre avrebbe accettato 41 richieste d’amicizia su un’app di appuntamenti. Quindi si sarebbe messa d’accordo con un uomo conosciuto su un sito per incontri per avere con lui dei rapporti sessuali a pagamento.

Quando la figlia è morta, la donna sarebbe stata sentita ridere nella stanza dove era stata organizzata la veglia funebre; secondo i pm, infatti, la 23enne in quei momenti “stava usando FaceTime per parlare con un uomo”. Inoltre di fronte alla morte di Scarlett, a quanto detto dal pubblico ministero, si è dimostrata "calma e senza emozioni”. La polizia, dopo averle sequestrato smartphone e computer, ha trovato nelle cronologie delle ricerche specifiche su come uccidere un bambino. “Si può davvero morire se hai il naso chiuso e copri la bocca con del nastro adesivo?”. E ancora: “Per quanto tempo si può essere rianimati dopo essere annegati?.

Inoltre è stato presente che prima che la donna chiamasse i soccorsi, subito dopo la morte di Lexi, sarebbe trascorso molto tempo.  Come spiegato dal procuratore Oliver Saxby, “nel contesto di ciò che sarebbe accaduto in seguito – nel contesto di due morti inspiegabili coerenti con un’ostruzione deliberata delle vie respiratorie – è difficile non trarre la conclusione che, per l’imputata, a volte, i suoi due figli le hanno impedito di fare ciò che voleva, quando voleva e con chi voleva “. E alla fine la donna ha confessato il delitto, spiegando che lo aveva fatto proprio perché le figlie erano un ostacolo per la sua attività sessuale, quindi ai suoi guadagni.