Il premier maltese John Muscat non si dimette. Negli ultimi giorni il governo è stato travolto dall’evolversi delle indagini legate all’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia, assassinata nel 2017 da un’autobomba dopo aver denunciato una trama di una presunta corruzione che coinvolgeva lo stesso esecutivo. Ma il primo ministro al termine di una riunione di urgenza del gabinetto di governo, durata sette ore, ieri sera in conferenza stampa ha annunciato che intende rimanere in carica "fino alla conclusione dell'indagine" sull'omicidio della giornalista. In precedenza erano già saltate le teste del capo di gabinetto del premier, Keith Schembri, e del ministro del Turismo, entrambi citati nelle dichiarazioni del presunto mandante dell’assassinio, l’uomo d’affari Yorgen Fenech. Sospeso anche il ministro dell’Economia. Muscat avrebbe dovuto essere in viaggio per Madrid, ma in giornata ha deciso di annullare la partenza per la capitale spagnola (dove si tiene il Cop 21) per presiedere ad un riunione urgente del governo. "Ho preso l'impegno di chiudere questo caso sotto la mia responsabilità", ha detto Muscat come riportano i media maltesi: "Il fatto che siamo andati cosi' avanti significa che le indagini non sono state compromesse".

Le indagini sull'omicidio di Caruana Galizia

Sul fronte delle indagini, ieri ha fatto ulteriore chiarezza il quotidiano principale dell'isola “Time of Malta”, che ha rivela quanto è costato uccidere Caruana Galizia, riempiendole l’auto di esplosivo: 150mila euro, cifra che Fenech avrebbe girato all’intermediario, il tassista Melvin Theuma, che si era poi occupato di individuare e contrattare con i tre sicari, Vince Muscat e i due fratelli Vince e George Degiorgio. È stato proprio l’arresto di Theuma a sbloccare le indagini. In cambio della sua confessione, Theulma ha poi chiesto la grazia a Muscat. Una concessione che ha però innescato la bufera sull'esecutivo. "Assassini" e "Daphne aveva ragione" sono stati alcuni degli slogan più incisivi indirizzati al Primo Ministro maltese in questi giorni, le cui auto – così come quelle degli altri ministri – sono state bersagliate da uova e monetine. Sempre secondo il  Times of Malta, Muscat sapeva da circa 15 mesi dei sospetti degli inquirenti sul caso Caruana nei confronti di Yorgen Fenech. Sarebbe stato proprio il primo ministro a firmare l'ordine per i servizi di sicurezza maltesi di mettere sotto controllo il telefono di Fenech, e Muscat sarebbe stato costantemente aggiornato sullo stato delle indagini per diversi mesi.