Si è concluso con un nulla di fatto il vertice svoltosi a Mosca nella giornata di ieri, lunedì 13 gennaio sulla crisi in Libia: il maresciallo Khalifa Haftar ha infatti lasciato la Capitale russa senza firmare l'accordo di cessate il fuoco con il governo di accordo nazionale (GNA) guidato da Fayez al-Sarraj. Lo riporta RIA Novosti, che cita una sua fonte. Haftar nello specifico ha affermato, secondo Al Arabiya, che il documento, proposto e presentato dalle diplomazie di Mosca e Ankara ignora molte richieste dell'esercito nazionale libico. Il testo era già stato sottoscritto dal premier Fayez Serraj e dal presidente dell'High Council of State, Khaled el Mishri. Ma il generale e comandante della "Libyan National Army" e il presidente del Parlamento trasferito a Tobruk, Agila Salah, hanno preso tempo, affermando che avrebbero dato una risposta entro oggi. La quale, tuttavia, non è ancora arrivata.

Perché Haftar non ha firmato il documento

La decisione del maresciallo Haftar, secondo quanto riferiscono fonti qualificate italiane, sarebbe stata presa per poter studiare e approfondire meglio i termini dell'accordo e poi proporre delle modifiche. Nel lasciare Mosca, però, il maresciallo non avrebbe comunicato se e quando riprenderà i colloqui per la firma di una tregua. In sostanza, sempre secondo le fonti, Haftar si sarebbe preso una pausa dalle trattative per discutere con i Paesi che lo supportano quali possano essere i termini accettabili per firmare. E proprio per questo motivo, dopo aver lasciato Mosca, si sarebbe diretto in un paese del Medio Oriente dove dovrebbe avere una serie di incontri.

Cosa prevedeva l'accordo per la crisi in Libia

I punti del documento sono sette. Tra questi, l'osservanza incondizionata della cessazione delle ostilità, che è entrata in vigore a mezzanotte dello scorso 12 gennaio, una linea del fronte che assicuri una tregua sostenibile, sostenuto dalle misure necessarie per stabilizzare la situazione sul terreno e normalizzare la vita quotidiana a Tripoli e in altre città, mettendo fine a tutte le azioni offensive, procedendo verso una de-escalation armonizzata delle tensioni militari e controllare e assicurare l'applicazione del cessate il fuoco. Inoltre, stando a quanto riporta Al Arabiya, l’accordo prevedeva il congelamento dell’intervento turco nel Paese, l’invio di militari russi per la supervisione dell’attuazione del cessate il fuoco, un ritiro bilanciato delle truppe alle caserme e il disarmo delle milizie.

"Durante i colloqui sono stati passi avanti ma non è stato raggiunto ancora alcun accordo", sono state le parole del ministro degli esteri russo Lavrov. Poi, dopo che è saltato il faccia a faccia tra Haftar e Sarraj, russi e turchi hanno deciso di proseguire i colloqui da soli. Il prossimo capitolo della controversa questione libica è in programma il prossimo il 19 gennaio, quando si svolgerà a Berlino la conferenza dedicata a questo tema. Lo ha annunciato sempre ieri il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert in conferenza stampa. "La cancelliera e il ministro degli Esteri lavorano da settimane a questo processo internazionale". Seibert ha citato i quattro incontri di lavoro, che si sono già tenuti, e le consultazioni con diversi Stati, fra cui anche l’Italia.