Libia, Gheddafi si augura una battaglia lunga e sanguinosa

Muammar Gheddafi sembra proprio non voler cedere, lo conferma con due nuovi comunicati audio lanciati dal alcune emittenti televisive arabe dopo i proclami pronunciati giorni fa. Non ancora convinto della sconfitta, il Colonnello esorta nuovamente i suoi a combattere, ma conscio delle scarse possibilità di movimento aggiunge “ anche se non sentite la mia voce”. Cercando di dare coraggio ai pochi che ancora resistono all’avanzata dei ribelli di Bengasi ha detto “le tribù di Bani Walid e Sirte sono armate ed è impossibile assoggettarle, e noi non ci arrenderemo mai, non siamo donne”.
All’ex dittatore non rimangono altro che le invettive contro i suoi nemici e l’occidente, “i ribelli contano solo sull'appoggio di mercenari e mezzi di informazione internazionali” ha detto e, tornando a solleticare il nazionalismo libico, ha ricordato ancora una volta che “l'Occidente e i colonizzatori falliranno. Il popolo libico governa se stesso, non è un animale che può essere sottomesso”.
Tutti sperano che i pochi uomini rimasti a lui fedeli siano più giudiziosi del capo e non mettano in atto quello che Gheddafi conta di fare. Il Rais vuole scatenare una guerra civile lunga e dolorosa per il suo Paese, a voler dire che se non ci sarà lui non ci sarà nessun’altro, “sia una battaglia lunga e si bruci il Paese” ha tuonato. Ma non ancora soddisfatto nel secondo messaggio specifica meglio i suoi deliranti progetti “guerra di bande e di guerriglia, guerriglia urbana, resistenza popolare in ogni città per battere il nemico ovunque e cacciare i colonizzatori”. Infine per l’ennesima volta richiama lo spauracchio del colonialismo, ma anche del pericolo di vedersi sottratte le risorse del sottosuolo da parte degli occidentali.
Non si conosce il luogo da dove il Colonnello pronunci questi messaggi, ma è certo che si trova sempre più solo, ad abbandonarlo anche il Premier libico Baghdadi al-Mahmoudi che, alla tv al-Arabiya, ha fatto sapere che da oggi darà il suo sostegno ai ribelli. Proprio in una delle due città citate nei messaggi audio si concentrano gli sforzi per catturare il Rais, vivo o morto, come hanno ribadito i leader del Cnt, rivendicando il diritto a farsi giustizia da soli. In particolare a Sirte continuano i negoziati con le tribù locali perché depongano le armi, l’ultimatum alla città che scadeva sabato è stato prorogato di un’altra settimana, proprio per evitare altre perdite umane.
Buone notizie per il Cnt e per tutta la Libia arrivano dalla conferenza degli “Amici della Libia”, che ha deciso uno scongelamento di 15 miliardi di dollari da consegnare al futuro governo di transizione. Ma dalla stessa conferenza è arrivato anche un appello alla riconciliazione, cioè a non dar luogo a ritorsioni e violenze contro i vinti. Anche l’Italia ha partecipato al gruppo di lavoro e, oltre allo scongelamenti dei beni, si è attivata per l’assistenza ai profughi. A breve dovrebbe riaprire anche la nostra ambasciata di Tripoli per meglio gestire la situazione, il nuovo ambasciatore sarà Giuseppe Buccino Grimaldi, nominato ieri dal Consiglio dei Ministri.
Il Cnt, oggi, ha annunciato di voler formare un’assemblea costituente nel giro di otto mesi e, dopo un periodo transitorio di 20 mesi, indire elezioni presidenziali. La pace è vicina ma la guerra per il momento continua e, come hanno confermato Sarkozy e la Clinton, anche gli attacchi della Nato continueranno fino a quando Gheddafi sarà ancora un pericolo.