Condannata da un tribunale a 200 ore di servizi sociali e alla conseguente iscrizione nel registro dei criminali sessuali, che potrebbe costargli ora anche la carriera, per aver ricevuto un video pedopornografico a sua insaputa su WhatsApp. È quanto capitato a Novlett Robyn Williams, superpoliziotta del dipartimento di polizia metropolitana di Londra, finita al centro di un caso che da giorni sta facendo discutere l'opinione pubblica britannica. Williams, con una carriera decennale alle spalle, pluridecorata e più volte elogiata pubblicamente da superiori e politici inglesi, è finita nei guai per colpa della sorella che, dopo essersi imbattuta in un video pedopornografico, aveva deciso di inviarlo alla poliziotta e ad altri suoi conoscenti per chiedere loro di indagare. La Williams non ha nemmeno aperto il file ma per tre giorni non ha denunciato l'accaduto come invece impone la legge a un agente di polizia. Quando gli altri hanno raccontato della ricezione del file, lei è stata incrinata per possesso di immagini pedopornografiche.

Novlett Robyn Williams si è sempre difesa spiegando che non sapeva esattamente cosa contenesse il video e di aver evitato di denunciarlo per paura che la sorella maggiore, che ha già un passato difficile, finisse nei guai. Quest'ultima però aveva inviato il video indecente ad altre 17 persone con lo scopo di veder perseguire la persona adulta presente nel filmato. Il tribunale ha accertato che Williams non ha visualizzato il materiale ma ha confermato che dai messaggi sapeva dell'oggetto del video e come alto funzionario di polizia aveva l'obbligo di denunciarlo.  Williams è stata quindi condannata e ora rischia la carriera e anche il posto.

Una sentenza contestata da molti, alcuni dei quali la ritengono una vendetta o un modo per mettere da parte quella che per poteva essere la prima donna nera a capo della polizia londinese. Del resto Williams nei suoi 36 anni di servizio è stata insignita di numerose medaglie e lodata persino dalla regina. Ora si attende la sentenza di secondo grado dopo il ricorso che la poliziotta ha già presentato