Latte in polvere Nestlé contaminato: la tossina potrebbe provenire da un’azienda di Wuhan

Wuhan, a volte ritornano: la città cinese dove nel gennaio 2020 vennero diagnosticati i primi casi di Coronavirus potrebbe essere anche la fonte della contaminazione con tossina cereulide del latte per neonati di Nestlé e di altre aziende. Cabio Biotech, azienda produttrice di olio di acido arachidonico (ARA), un componente del latte per neonati, ha infatti sede nella popolosa città della provincia di Hubei. La società è uno dei principali produttori al mondo di acido arachidonico e, stando a quanto riportato dai media francesi, rifornisce circa 300 clienti, tra i quali colossi come Nestlé e Danone.
Lo scorso 5 gennaio Nestlé ha ordinato un vasto richiamo dei latti per l’infanzia a marchio Guigoz e Nidal, a causa della possibile presenza della cereulide, una tossina prodotta in particolari condizioni dal batterio Bacillus cereus. Malgrado i rigorosi controlli, questa sostanza potrebbe essere finita in alcuni lotti di prodotto. La cereulide può causare forme acute di vomito nelle ore successive all’ingestione. Si tratta di un richiamo internazionale di grande portata, il più esteso nella storia del gruppo Nestlé.
A tal proposito in Francia sono state aperte due inchieste dopo la recente morte di due neonati che avevano consumato latte in polvere ritirato dal mercato da Nestlé a causa di una "possibile contaminazione" batterica, tuttavia al momento non è stato accertato alcun "nesso causale", secondo le autorità.
L’8 gennaio un neonato è morto all’ospedale Haut Lévêque di Pessac, vicino a Bordeaux. "Una volta dimesso dal reparto maternità, il neonato era stato alimentato, tra il 5 e il 7 gennaio 2026, con latte artificiale della marca Guigoz, oggetto di un richiamo per una possibile contaminazione dal batterio Bacillus cereus", ha spiegato a France-Presse (Afp) il procuratore della Repubblica di Bordeaux, Renaud Gaudeul.
Ad Angers è stata aperta un'altra indagine per fare luce sulle cause del decesso di una bambina di 27 giorni, morta il 23 dicembre 2025: è stata la madre della piccola nei giorni scorsi a informare gli investigatori segnalando una confezione di latte Guigoz somministrata alla figlia. Il procuratore della città, Eric Brouillard, ha parlato di una "pista seria", chiarando comunque che è ancora "troppo presto per dire che sia la pista principale".
Di certo la vicenda è trattata con la massima attenzione: i ministeri francesi dell’Agricoltura e della Salute hanno parlato di un allarme sanitario "di ampia portata, che rimane in evoluzione", assicurando di voler esercitare una "sorveglianza continua" sul caso. "In questa fase, non è stato evidenziato alcun legame causale tra il consumo dei prodotti di latte per l’infanzia in questione e la comparsa di sintomi nei neonati", hanno fatto sapere. "Il nesso tra le due cose non è stato stabilito, sarà l’indagine a determinarlo", ha confermato la ministra dell’Agricoltura, Annie Genevard.
In attesa che venga fatta piena luce sulla vicenda Nestlé ha ammesso due giorni fa di aver atteso una valutazione del rischio per la salute prima di allertare le autorità olandesi e poi quelle europee e ritirare i prodotti sospetti. Secondo quanto rivela il quotidiano Le Monde la presenza di una tossina nei prodotti Nestlé era stata identificata dieci giorni prima dei primi ritiri, già a fine novembre.
La multinazionale ha atteso un'analisi dei rischi per la salute prima di informare le autorità olandesi e poi quelle europee della presenza di cereulide nel latte per neonati prodotto nei Paesi Bassi. Questa tempistica è stata riconosciuta anche dalla Nestlé che, in un comunicato stampa, menziona "livelli molto bassi" della tossina rilevati a fine novembre e sottolinea l'assenza di "norme che stabiliscano un limite massimo per il cereulide ". "Tuttavia, abbiamo agito rapidamente ritirando i prodotti che non soddisfacevano i nostri requisiti di qualità", ha aggiunto il gruppo.
"Alla fine di novembre 2025, a seguito di controlli di routine (…) presso il nostro stabilimento nei Paesi Bassi, abbiamo rilevato livelli molto bassi di cereulide in campioni di prodotto", riferisce Nestlé, che sostiene di aver "immediatamente interrotto la produzione" e avviato "analisi di laboratorio più approfondite". "I risultati ricevuti all’inizio di dicembre 2025 hanno confermato la presenza di tracce di cereulide nei prodotti ancora sotto il nostro controllo", ovvero quelli non ancora distribuiti.