Lascia figlia di 10 mesi in auto e va al lavoro ma la trova morta, condannata a 5 anni e lavori forzati in Usa

Per andare al lavoro in un fast food, aveva portato con sé la figlioletta di appena 10 mesi lasciandola però per circa un’ora e mezza nell’auto parcheggiata in strada che sotto il sole rovente si è trasformata un forno dove la piccola ha trovato una morte atroce. Per quella terribile tragedia una donna statunitense di 33 anni è stata condannata a cinque anni di carcere e ai lavori forzati per il reato di omicidio colposo.
La tragedia si è consumata il 13 agosto del 2024 quando la donna ha lasciato la sua ultimogenita di appena 10 mesi nell’auto al sole mentre andava a lavorare in un fast-food a Jennings, nella Louisiana occidentale. Quel giorno le temperature erano intorno ai 36 gradi centigradi che ben presto trasformarono la vettura in una trappola mortale.
Quando la bimba venne segnalata e tirata fuori dagli agenti di polizia erano già trascorsi circa 90 minuti ed era gravissima. Trasportata d’urgenza in ospedale in condizioni critiche, era morta il giorno dopo senza più riperdere conoscenza. La mamma ha sempre sostenuto di averla dimenticata ma la polizia inizialmente ha tentato di incriminarla per omicidio di secondo grado sostenendo che la donna avesse lasciato consapevolmente la bimba per andare al lavoro.
"Non si è trattato semplicemente di un caso in cui ci si è dimenticato un bambino in macchina", aveva dichiarato all'epoca il capo della polizia di Jennings, ammettendo però che la donna non aveva intenzione di fare del male alla figlia. Un gran giurì infine però ha incriminato la 33enne per omicidio colposo e la donna si è dichiarata colpevole a luglio.
Ora la condanna a 5 anni di carcere con lavori forzati senza il beneficio della libertà vigilata, della libertà condizionale o della sospensione della pena come prevede la legge locale quando la vittima ha meno di 10 anni.
Secondo il suo avvocato, il giorno dell'incidente la donna ha vissuto "un'enorme confusione", poiché era malata e non si aspettava di dover andare al lavoro. "È stato un caso difficile con circostanze tragiche, ma ogni bambino merita di essere protetto” ha dichiarato invece il procuratore distrettuale he sosteneva l’accusa.