“La porta non si è mai aperta, ho pensato: ‘Morirò qui'”: il racconto della sopravvissuta a Crans‑Montana

“All’inizio non avevo tanta paura, perché avevo una porta di emergenza alla mia sinistra. Solo che quella porta non si è mai aperta”. È uno dei passaggi della testimonianza di una ragazza sopravvissuta all’incendio di Capodanno a Crans-Montana, trasmessa ieri sera, 14 gennaio, nel corso dell’ultima puntata di Chi l’ha visto?. Un racconto diretto, pronunciato con voce ancora segnata da quanto vissuto da un letto d'ospedale, che riporta al centro uno dei nodi principali dell’inchiesta della procuratrice Beatrice Pilloud: le uscite di sicurezza bloccate o non funzionanti.
La giovane racconta che, quando la situazione è precipitata, la calca è diventata ingestibile. “La gente spingeva per uscire, ma nel momento in cui si usciva l’aria creava un risucchio: le persone che erano davanti cadevano e venivano calpestate. Anche mia sorella”. Il fumo rendeva impossibile respirare, il calore era sempre più forte. “Sentivo il mio corpo bruciare, i vestiti e i capelli prendere fuoco. Non sentivo più il viso”. A un certo punto è caduta a terra. “Ho pensato: morirò qui. Poi è diventato tutto nero”.
Intorno a lei, il dramma. “Tutti tossivano, si sentivano urla orribili. Poi un calore spaventoso”. A terra con lei c’era un amico, che ha scandito: “Non moriremo qui”. I due si sono accorti di alcune porte chiuse con un chiavistello, ma che il meccanismo non funzionava. “A quel punto il mio amico ha fatto un buco in quella porta, l’ha praticamente distrutta con le mani e siamo usciti da lì”. Da quel momento, il ricordo si interrompe.
Le parole della sopravvissuta si intrecciano con quanto sta emergendo dalle indagini. Secondo quanto riportato dalla televisione svizzera Rts, il proprietario del locale Le Constellation, Jacques Moretti, avrebbe ammesso agli inquirenti che la porta di emergenza del seminterrato era bloccata dall’interno e di aver sostituito personalmente la schiuma fonoassorbente che ha poi preso fuoco. Moretti avrebbe riferito di aver sbloccato la porta dall’esterno solo dopo l’incendio, trovando all’interno diversi corpi senza vita. Il 49enne è attualmente detenuto in carcere – ma potrebbe uscire su cauzione – mentre la moglie, Jessica Maric, è ai domiciliari con il braccialetto elettronico.
E ancora, dai sopralluoghi effettuati dal team di investigatori italiani del Dvi del servizio di polizia scientifica, emerge che la sala interrata del Constellation era raggiungibile dal piano superiore tramite un unico accesso: una scala ripida, larga circa 1,3 metri, indicata anche come unica uscita di emergenza. Un elemento che rafforza ulteriormente i dubbi sulla gestione della sicurezza all’interno del locale.
Oggi intanto le famiglie delle vittime italiane saranno a Palazzo Chigi per un incontro con il sottosegretario Alfredo Mantovano, il ministro della Giustizia Carlo Nordio e l’Avvocato generale dello Stato Gabriella Palmieri Sandulli, per coordinare una linea comune sul piano giudiziario tra Italia e Svizzera. In mattinata anche un incontro in Vaticano con Papa Leone XIV.