La sospensione a tempo indeterminato degli account di Donald Trump è secondo tutti i magnate dei social un gesto necessario per eliminare rischi di ulteriori violenze negli Stati Uniti, ma non tutti hanno apprezzato. Diversi esponenti politici hanno descritto la mossa come un potenziale rischio di censura e in particolare ci sono paesi che puntano a prevenire un "nuovo caso Trump": la Polonia, nello specifico, ha deciso di evitare che in futuro Facebook o Twitter abbiano lo stesso potere di veto.

Il partito Diritto e Giustizia, vicino alle posizioni del presidente uscente, ha deciso di presentare un disegno di legge che punta a rendere illegale per le società di social media rimuovere i post che non violano la legge polacca. A presentarlo è stato il ministro della Giustizia Zbigniew Ziobro. Il premier Morawiecki si è spinto a paragonare la decisione di Twitter e Facebook alla censura del regime comunista durante l'epoca della Repubblica popolare polacca.

Secondo il premier la "non regolamentazione di internet porta benefici, ma le società transnazionali hanno iniziato a strumentalizzarlo per rafforzare il loro dominio globale". Lo avrebbero fatto, secondo lui, anche combattendo contro esponenti politici che non la pensano come loro.

Angela Merkel sul ban di Trump

A sorpresa, altri leader politici come Angela Merkel hanno definito il ban di Donald Trump come un problema. La cancelliera tedesca ha definito la mossa un'azione simile alla censura, ribadendo l'importanza della libertà di pensiero.

"Il diritto alla libertà di opinione è di fondamentale importanza – ha detto -. Detto questo, è da ritenere problematico che l'account del presidente sia stato sospeso definitivamente".

Nonostante le ripetute segnalazioni per notizie false fatte sull'account di Donald Trump, secondo Angela Merkel la mossa potrebbe essere un'arma a doppio taglio: un tentativo di censura che alimenterebbe ancora le violenze.