La crisi mondiale scatenata dal nuovo coronavirus ha portato anche a conseguenze inattese ma positive per il pianeta sul fronte dell'inquinamento atmosferico. Dall'inizio della pandemia e con i primi blocchi applicati dalle varie autorità nazionali, infatti, si è assistito a un calo senza precedenti delle emissioni di CO2. Nel periodo tra il primo gennaio e il 30 aprile, le emissioni sono diminuite di circa il 9% rispetto allo stesso periodo del 2019 con un crollo che non si registrava dalla fine del seconda guerra mondiale, secondo uno studio pubblicato su Nature Climate Change. Tuttavia, come segnala lo stesso Global Carbon Project, un consorzio internazionale di scienziati dietro questo lavoro, si tratta di numeri che purtroppo sono solo transitori visto che non sono collegati a trasformazioni socio-economiche strutturali e quindi probabilmente le emissioni inquinanti torneranno ai livelli pre crisi in pochi mesi dopo che i vari governi avranno dato il via libera alla ripresa delle attività industriali e commerciali.

Secondo lo studio, la drastica riduzione dell'attività economica globale imposte dalle norme di lockdown dei vari Paesi colpiti dalla pandemia ha comportato nel periodo preso in esame un calo dell'8,6% delle emissioni di CO2. All'apice del blocco mondiale, con tutti i principali paesi industrializzati bloccati, le emissioni giornaliere sono addirittura diminuite del 17% rispetto alla media del 2019, adattata alle variabili stagionali. Addirittura in alcuni paesi, a metà aprile,  le emissioni di gas serra sono diminuite di oltre un quarto, attorno al 30%. I ricercatori hanno stimato la produzione di anidride carbonica analizzando  produzione di energia, trasporto di superficie, industria, edifici pubblici e commercio, fonti residenziali e trasporto aereo di 69 paesi, 50 stati Usa e 30 province cinesi.

"Si tratta di un calo davvero enorme, ma allo stesso tempo bisogna dire che l'83% delle emissioni globali sono rimaste, il che dimostra quanto sia difficile ridurre le emissioni con cambiamenti nel comportamento", ha ricordato Corinne Le Quéré, professore all'Università di East Anglia e autore principale dello studio, aggiungendo: "Non è questo quindi il modo di affrontare i cambiamenti climatici e non è auspicabile". Secondo gli studiosi è probabile che alla fine il calo annuale sia solo del 7% circa ma per alcune previsioni anche solo del 4%. Si tratterebbe comunque di un grosso calo rispetto a quanto siamo abituati ma avrebbe un impatto "trascurabile sull'accordo di Parigi", ha sottolineato Le Quéré, concludendo: "Solo il cambiamento delle abitudini non è sufficiente. Abbiamo bisogno di cambiamenti strutturali per l'economia e l'industria. Se cogliamo l'occasione per attuare cambiamenti strutturali, ora abbiamo visto cosa è possibile ottenere".