La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha votato a favore dell'impeachment nei confronti del presidente uscente Donald Trump, accusato di aver "minacciato l’integrità del sistema democratico, interferito con la pacifica transizione dei poteri e messo in pericolo un ramo del governo", in merito ai fatti di Washington di una settimana fa, quando i sostenitori del repubblicano hanno assaltato il Congresso Usa entrando nelle aule del Parlamento americano e negli uffici di deputati i senatori e causando la morte di cinque persone: una vera e propria insurrezione, un colpo al cuore della democrazia statunitense che ha suscitato sbigottimento in tutto il mondo e non poteva essere tollerato.

232 i voti favorevoli: ci sono anche dieci repubblicani

Sono stati 232 i membri della Camera che hanno espresso voto favorevole per messa in stato di accusa del presidente Trump: tra questi sarebbero inclusi almeno dieci repubblicani. Mentre sono stati 196 i voti contrari. Secondo i Democratici Donald Trump avrebbe avuto un ruolo determinante nelle rivolte di mercoledì scorso. "Il presidente – accusano i dem – ha gravemente messo in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti e delle sue istituzioni di governo, in tal modo ha tradito la sua fiducia come presidente, con evidente danno al popolo degli Stati Uniti". Ora il voto finale passa al Senato che dovrà decidere sulle sorti del presidente, voto che potrebbe arrivare anche la prossima settimana.

Nancy Pelosi: "Donald Trump deve andarsene, è un pericolo per la nazione"

Nancy Pelosi, speaker della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, aveva nel pomeriggio di oggi messo ai voti la risoluzione di impeachment nei confronti del presidente Donald Trump, accusato dal Partito Democratico di aver "incitato l'insurrezione" dello scorso 6 gennaio al Campidoglio di Washington. "Donald Trump deve andarsene – ha dichiarato Pelosi – perché è un chiaro pericolo per la nazione che noi tutti amiamo". La Camera ha dapprima votato le regole del procedimento, quindi i rappresentanti hanno dato vita a un dibattito di due ore sulla risoluzione.

I media sostenevano che i Dem avrebbero avuto i numeri sufficienti per mettere il capo della Casa Bianca in stato d'accusa e che diversi esponenti repubblicani sarebbero stati pronti a sostenerla. Tuttavia, è improbabile che il processo alla camera alta del Congresso si concluda prima dell'insediamento della nuova amministrazione di Joe Biden, né è nell'interesse dei promotori accelerare i tempi: solo il 20 gennaio prossimo, infatti, approderanno al Senato i due democratici vincitori dei ballottaggi dello scorso 5 gennaio in Georgia, Jon Ossoff e Raphael Warnock; inoltre, il presidente eletto Biden ha chiesto esplicitamente ai leader Dem di impedire che la messa in stato d'accusa di Trump "oscuri" i primi giorni della sua presidenza.

Il processo di impeachment è da considerare un'operazione prettamente politica che, sul piano pratico, potrebbe portare solo all'interdizione dai pubblici uffici di Trump (e, quindi, all'impossibilità per quest'ultimo di candidarsi per le elezioni presidenziali del 2024, quando comunque avrebbe 78 anni di età). Tra i giuristi statunitensi, inoltre, non vi è nemmeno unanime consenso sulla costituzionalità di un impeachment nei confronti di un presidente che ha già lasciato l'incarico.