Incitamento all'insurrezione. Con questa accusa il Partito Democratico degli Stati Uniti ha iniziato formalmente un processo di impeachment per la seconda volta contro il presidente Donald Trump. Come annunciato nelle scorse ore dunque quest'oggi i Dem hanno presentato alla Camera dei Rappresentanti una mozione di impeachment che potrebbe essere messa al voto il 12 o il 13 gennaio.

Trump è di fatto il primo Presidente nella storia americana a dover affrontare la messa in stato di accusa due volte durante il suo mandato. Nell'articolo di impeachment presentato alla Camera, il presidente Trump viene accusato di aver "minacciato l’integrità del sistema democratico, interferito con la pacifica transizione dei poteri e messo in pericolo un ramo del governo", in merito ai fatti di Washington quando i sostenitori di Trump hanno assaltato il Congresso Usa entrando nelle aule del Parlamento americano e negli uffici di deputati i senatori.

Come spiegato dalla speaker della Camera Nancy, Trump avrebbe avuto un ruolo fondamentale nelle rivolte di mercoledì scorso: innanzitutto rispetto al discorso alla folla avvenuto il 6 gennaio prima che i rivoltosi facessero breccia nel Campidoglio e poi in merito alle parole rivolte al segretario di stato repubblicano della Georgia al quale Trump avrebbe rivolto un appello per "trovare" voti sufficienti per Trump per vincere lo stato. "Il presidente Trump ha gravemente messo in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti e delle sue istituzioni di governo – recita l'impeachment – in tal modo ha tradito la sua fiducia come presidente, con evidente danno al popolo degli Stati Uniti".

Al momento sono cinque i decessi avvenuti durante le rivolte di Washington: tra di loro anche un poliziotto, l’agente di polizia Brian Sicknick, morto per le ferite riportate “mentre si opponeva fisicamente ai manifestanti” come ha spiegato il dipartimento di polizia di Washington in una nota. Le altre vittime sono tutti e quattro sostenitori di Trump che erano arrivati a Washington per assistere al comizio del loro leader e hanno partecipato alle proteste sfociate nell’irruzione al Congresso. Si tratta di due donne e due uomini, accaniti sostenitori del tycoon come confermano i loro profili sui social: Ashli Babbit, Kevin Greeson, Benjamin Phillips e Roseanne Boyland.