L’Ungheria pensa alla pena di morte. La Ue: “Chiariscano o sarà scontro”

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Il premier ungherese ultraconservatore Orban sarebbe intenzionato a riportare in auge qualcosa che tutti i trattati europei vietano esplicitamente. Il presidente della Commissione europea: “Orbàn chiarisca o sarà battaglia”.

Nuova sparata del premier nazionalista ungherese, Viktor Orban, che ha avanzato la possibilità di reintrodurre nel Paese la pena capitale. Lo scrive APN. Una proposta che ha provocato l'immediata reazione dell'Ue. "Non c’è bisogno di discutere ovvietà – ha commentato il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker – siamo forti oppositori della pena di morte. Orban chiarisca subito che non è sua intenzione. Se lo fosse, ci sarebbe uno scontro". Sulla stessa linea d’onda il primo vice presidente, Frans Timmermans: “Non c’è dubbio che la reintroduzione della pena di morte sarebbe contraria ai valori fondamentali dell’Ue. L’abolizione della pena di morte è stata una pietra miliare nell’evoluzione dei diritti fondamentali in Europa, conferendo al nostro continente l’autorità morale di fare campagna in tutto il mondo”.

Abolita nel 1990, la pena capitale è contraria alle regole comunitarie. Tuttavia, ha sottolineato Antal Rogan, leader del partito Fidesz in Parlamento, "anche in un Paese membro dell'Ue, se l'opinione pubblica vuole avere la condanna a morte, allora un dibattito potrebbe essere sollevato a livello europeo". Successivamente però è arrivata una mezza smentita. In una telefonata con il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, “Orban assicura che il governo ungherese non pianifica alcun passo per introdurre la pena di morte” e anche che “rispetterà ed onorerà tutti i Trattati e le leggi Ue”, si legge in una nota dello stesso Schulz. Peraltro la Conferenza dei presidenti dei gruppi del Parlamento europeo ha deciso la convocazione urgente della commissione per le Libertà civili. Si discuterà non solo dell’ultima presunta uscita di Orban. Ma anche dell’idea del governo di Budapest di una “consultazione” popolare, formulata con un questionario, in materia di immigrazione in vista di un eventuale stretta sulle politiche di accesso dei rifugiati.

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