L’Egitto condanna a morte il reverendo che bruciò il Corano

Condannato alla pena capitale. E' questa la decisione presa dall'Alta corte per la sicurezza centrale egiziana nei confronti di Terry Jones, il reverendo americano che ha legato il suo nome al rogo di alcune copie del Corano, il libro sacro dell'Islam. Gli stessi giudici hanno poi chiesto l'analoga pena per gli imputati del processo del film anti-islam, "L'innocenza di Maometto", chiedendo al gran mufti l'autorizzazione per la eseguire la sentenza di morte, come previsto dalla legge egiziana. Sentenza che sarà comunque pronunciata il prossimo 29 gennaio, come ha annunciato il presidente della corte, Sayf al-Nasr Sulayman. La pellicola – che ritrae Maometto come un imbroglione, un maniaco delle donne e un molestatore di bambini, ed i suoi fedeli come una banda di briganti sanguinari – aveva scatenando violente proteste in tutto il mondo arabo, finendo per ispirare gli attacchi alle sedi diplomatiche americane, tra le quali quella di Bengasi in cui ha perso la vita l'ambasciatore Chris Stevens. Per lo stesso film anti-islam, la stessa corte ha condannato a 25 anni di reclusione un altro egiziano copto emigrato negli Usa.
Terry Jones era salito agli onori delle cronache nel settembre dello scorso anno, quando, per protestare contro l’apertura di un centro di cultura islamico a Ground Zero, luogo in cui sorgevano le Torri Gemelle prima dell'11 settembre 2001, aveva provato a dare alle fiamme il Corano, provocando una terribile reazione nel mondo islamico e la morte di decine di persone in alcuni scontri in Afghanistan. La storia si è ripetuta lo scorso aprile a Gainsville in Florida, quando il reverendo ha bruciato alcuni testi sacri dell’Islam e un’immagine di Maometto, in nome di Youcef Nadarkhani, sacerdote cristiano detenuto in una prigione iraniana dal 2009, con l’accusa di aver tradito l’Islam a seguito della sua conversione.