L’accordo per Shalit è stato rispettato: Israele libera 550 palestinesi (VIDEO)

L’accordo tra Israele e Hamas per la liberazione di Gilad Shalit, il soldato israeliano tenuto prigioniero per cinque anni nelle mani di Hamas e liberato lo scorso ottobre, prevedeva, in cambio, il rilascio di 1000 palestinesi. Subito 450 di questi erano stati liberati lo stesso giorno del ritorno a casa di Shalit mentre i restanti 550 hanno dovuto aspettare fin quando ieri si è detta ormai conclusa la seconda fase dello “scambio”. 550 prigionieri palestinesi, tutti provenienti dalla Cisgiordania, sono stati scarcerati e torneranno in libertà. Tutti, tranne due, erano in carcere per reati non violenti. Il principale contingente di prigionieri è arrivato, scortato dalla Croce Rossa internazionale, nella serata a Ramallah, sede dell’Autorità nazionale palestinese mentre un gruppo meno consistente (41 detenuti) entrava nella Striscia di Gaza.
“Oggi abbiamo completato la seconda fase dell’accordo che ha portato al rilascio di Gilad Shalit. Abbiamo rilasciato 550 prigionieri palestinesi. Sono tutti membri delle organizzazioni terroristiche palestinesi. Speriamo che tornino a casa e rinunciano alla violenza, ma se torneranno alla violenza li riterremo responsabili”, queste le parole di Ofir Gendelman, il portavoce del governo israeliano per la stampa araba. Intanto, alla notizia della liberazione dei prigionieri, migliaia di persone sono scese in strada per festeggiare la “vittoria” palestinese sullo Stato israeliano; così, infatti, il movimento islamista di Hamas ha considerato lo scambio.

A coincidere con la liberazione dei detenuti palestinesi la decisione di Israele di costruire mille nuovi alloggi a Gerusalemme Est e in Cisgiordania, nelle terre che fino alla Guerra dei Sei giorni del 1967 erano sotto il controllo giordano. Immediata, per questa decisione, è arrivata la condanna del movimento Peace Now che la interpreta come un ulteriore ostacolo per la ripresa dei negoziati. Per i palestinesi questi nuovi progetti edili rappresentano una ripicca per l’ammissione della Palestina all’Onu.