Kenya, nelle proteste contro corruzione e violenza della polizia gli agenti hanno ucciso almeno 16 persone

Si aggrava il bilancio delle violente proteste antigovernative scoppiate nei giorni scorsi in Kenya. Secondo quanto riportato da Irungu Houghton, direttore di Amnesty International per il Paese, sono almeno 16 le persone uccise negli scontri tra manifestanti e forze di sicurezza. La maggior parte delle vittime sarebbe deceduta in seguito a ferite da arma da fuoco, malgrado le autorità abbiano parlato solo di utilizzo di gas lacrimogeni per disperdere la folla. La repressione si è rivelata invece particolarmente cruenta, con testimonianze di feriti gravi e ricoveri ospedalieri che contraddicono la versione ufficiale.
Dalle 16 di ieri, l’ospedale Kenyatta di Nairobi ha ricevuto almeno 56 persone, molte delle quali colpite da proiettili sparati dalla polizia. Secondo fonti mediche e organizzazioni per i diritti umani, il numero dei feriti totali supera le 400 unità, mentre almeno 83 versano in gravi condizioni.

Le proteste, che si sono estese in almeno 27 dei 40 distretti del Kenya, erano state convocate in occasione dell’anniversario delle manifestazioni dello scorso anno, esplose il 25 giugno 2024 in risposta a una contestata proposta di riforma fiscale e all’aumento delle tasse, in un contesto di acuto disagio economico. Le manifestazioni, guidate principalmente da giovani, denunciano un malcontento profondo e diffuso nei confronti dell’intero sistema politico.
I manifestanti criticano l’aumento del costo della vita causato da nuove imposte su beni di largo consumo come zucchero, plastica e servizi digitali. Ma la protesta va oltre: a infiammare le piazze sono anche la corruzione diffusa, lo scandalo del debito pubblico crescente e la repressione violenta delle precedenti manifestazioni.
Il movimento ricorda anche i 60 morti e i rapimenti avvenuti durante le proteste fiscali del 2024, e chiede giustizia per la morte di un blogger in custodia della polizia, per cui tre agenti sono ora incriminati. Secondo gli analisti, si tratta di un segnale chiaro: i cittadini chiedono un cambiamento profondo e non accetteranno più promesse mancate.

A coordinare le proteste, una coalizione di organizzazioni civiche tra cui la Law Society of Kenya (LSK), il Police Reforms Working Group e la Kenya Medical Association. In una dichiarazione congiunta, gli organizzatori hanno denunciato "l'uso eccessivo e letale della forza" da parte delle forze dell'ordine, invitando alla preghiera, al dialogo e a una soluzione pacifica alla crisi politica. "Viviamo un paradosso doloroso: più persone muoiono proprio mentre chiediamo giustizia per chi ha già perso la vita", ha scritto in un post su X la presidente della LSK. "Il nostro cuore è spezzato per tutte le vittime della brutalità e degli eccessi della polizia".
Nelle prime ore di questa mattina, migliaia di cittadini si sono riversati nuovamente nelle strade. Il Paese resta in uno stato di forte tensione. Amnesty International ha chiesto un'indagine indipendente e trasparente su quanto accaduto.